ARCHITECTS AT HOME
A casa di Andrew Piva

La casa dell’architetto Andrew Piva a Melbourne celebra le sue origini italiane, intrecciandole con suggestioni nordiche e giapponesi. Secondo un’estetica japandi, ma dai toni caldi e profondi

In una strada alberata di Melbourne si cela la casa dell’architetto Andrew Piva dello studio B.E Architecture. Il suo progetto si presenta come un esercizio di equilibrio e misura: una casa che celebra le sue origini italiane intrecciandole con suggestioni nordiche e giapponesi, secondo un’estetica japandi ma dal tono caldo e materico. L’edificio si sviluppa come una composizione discreta di volumi, che dall’esterno all’interno mantengono una continuità materica coerente.

L’approccio di Piva è rigoroso ma sensibile. I prospetti bianchi – quasi senza aperture – e la tessitura dei mattoni color gesso evocano la solidità delle costruzioni storiche. L’ingresso principale, sobrio e senza enfasi, introduce a un cortile lastricato e murato, primo spazio di transizione tra interno ed esterno.

«I mattoni naturali e il travertino grezzo trasmettono l’atmosfera di una vecchia casa italiana, ma insieme conferiscono solidità e calma» – Andrew Piva, B.E Architecture

Qui la luce filtra tra chiome di acero e aperture nel tetto, suggerendo un forte legame con la natura e rimandando idealmente ai chiostri e ai cortili delle antiche ville italiane. Il tema della protezione e dell’intimità è costante. La casa si sviluppa attorno a più corti, che contribuiscono a definire un microcosmo domestico introverso e accogliente.

All’interno, il mattone continua sui muri come materia viva, incontrando il rovere toscano dei pavimenti, dei rivestimenti e degli arredi su misura. L’uniformità materica genera un senso immediato di calma e radicamento. “Abbiamo scelto un’unica finitura in quercia toscana per tutta la casa,” spiega Piva, “perché la continuità visiva porta quiete e coerenza”.

Il travertino grezzo, utilizzato in cucina e nella zona giorno, amplifica la luminosità e introduce la componente tattile del design. Le superfici rivelano la naturalezza della lavorazione, l’irregolarità delle venature, il tempo della materia. “I materiali che scegliamo definiscono l’identità dei nostri progetti,” afferma l’architetto. “La loro presenza imperfetta racconta autenticità più di qualsiasi gesto formale”.

Gli spazi interni si susseguono in un percorso ritmato, mai scenografico ma denso di variazioni percettive. Si entra in un ambiente raccolto e ci si ritrova in un soggiorno inondato di luce dove il legno, il travertino e i tessuti naturali costruiscono una gerarchia di sensazioni più che di funzioni.

L’organizzazione planimetrica è fluida: la cucina, nodo centrale della vita familiare, è collegata alla sala da pranzo ma leggermente separata dal soggiorno per assicurare il massimo comfort acustico e visivo. Qui la presenza di un forno per pizza e di un barbecue integrati nel muro di mattoni del cortile racconta l’anima italiana della casa, fatta di convivialità e calore domestico.

«Abbiamo utilizzato una sola finitura in rovere toscano per ottenere una continuità materica che trasmette equilibrio e protezione» – Andrew Piva, B.E Architecture

Le camere da letto e gli spazi più riservati riprendono la stessa sobrietà compositiva, valorizzando i contrasti tra le diverse texture. Le pareti in mattone chiaro, le superfici in rovere e i tappeti artigianali in fibre naturali creano un’atmosfera di serenità tattile. Ogni ambiente, nella sua essenzialità, rimanda a un concetto di lusso non ostentato ma intimo, legato al benessere sensoriale.

Casa Piva rappresenta così un manifesto di silenziosa contemporaneità, dove il rigore formale del minimalismo incontra la poesia degli elementi naturali. L’estetica japandi viene reinterpretata attraverso una lente mediterranea: meno ascetica, più calda e abitata.

Un’architettura che abita il tempo senza apparire ancorata a un’epoca e che unisce la misura nordica, la spiritualità giapponese e il calore mediterraneo in un’unica e armoniosa melodia.