ARCHITETTURA
Nel profondo nord

Selvaggio, ecologico, vernacolare. Lo chalet progettato da Casper Mork-Ulnes reinterpreta l’architettura del profondo nord

Casper Mork-Ulnes è un architetto norvegese che ama tutti gli sport invernali. Una passione che ha sviluppato fin dall’infanzia e che oggi traspare con chiarezza anche dal progetto del suo chalet nella stazione sciistica di Kvitfjell, a nord di Lillehammer.

Una residenza all’interno di un villaggio che era già stato trasformato in un resort diffuso agli inizi degli Anni 90 – in vista delle olimpiadi invernali del 1994 – e che negli ultimi decenni ha attirato folte schiere di architetti, designer e imprenditori.

Dopo aver acquistato il terreno, Casper e la moglie – l’interior designer Lexie Mork-Ulnes – hanno deciso di sfruttare al meglio il contesto e la vista aperta sulla valle, ma con profondo rispetto per l’ecosistema locale.

Hanno preservato tutti gli alberi esistenti – inserendo tra loro il volume della casa – e hanno sollevato l’edificio da terra grazie a supporti in legno di piccole dimensioni, massimizzando la vista panoramica e creando uno spazio riparato utile per conservare la legna e offrire un rifugio anche alla piccola fauna selvatica.

Suggestivo il rivestimento in legno diagonale scelto per l’esterno dello chalet. Un fitto reticolo di listelli di abete rosso norvegese, tipico delle fattorie della regione

Dopo aver creato questa piattaforma leggermente rialzata, la coppia ha progettato una suggestiva sequenza d’ingresso con una serie di gradini che conducono a una veranda che incornicia il paesaggio, creando al contempo una terrazza protetta e libera dalla neve, con l’ingresso a una dependance indipendente da un lato e l’ingresso allo chalet dall’altro.

Cuore della casa è il grande soggiorno open space con ampie vetrate a tutta altezza su entrambi i lati. Uno spazio caldo ma aperto – con salotto, zona pranzo e cucina – che attinge a piene mani allo stile nordico, a partire dall’uso di legno di pino per pavimenti, pareti e per l’alto e spettacolare soffitto a forma di piramide – sormontato da un lucernario – che richiama la tradizione dei tetti alti e a imbuto tipici delle fattorie di montagna norvegesi.

“Volevamo che la baita avesse una patina che fosse ancora bella tra cento anni”, racconta Casper Mork-Ulnes. “È la stessa sensazione che si prova nei rifugi di montagna italiani, quando ci si ferma per mangiare, si entra e si percepisce questa patina straordinaria e un inebriante profumo di legno”.

Gli alti soffittI a forma di piramide – sormontatI da un lucernario – richiamano la tradizione dei tetti alti e a imbuto tipici dell’architettura montana norvegese

Qui, come in molti altri lavori recenti, Casper ha curato il progetto architettonico, mentre Lexie si è occupata degli interni, includendo molti arredi integrati e un mix accuratamente selezionato di mobili contemporanei e pezzi d’antiquariato nordici.

“Non volevamo che fosse troppo elegante”, spiega Lexie. “Ecco perché abbiamo scelto il legno di pino nodoso, per conferire agli ambienti un aspetto naturale, non troppo ricercato. Tutto ciò che si vede è in pino, a parte la sauna accanto alla nostra camera da letto, che è in pioppo tremulo, scelta che abbiamo fatto perché altrimenti il calore avrebbe iniziato a estrarre la resina dal pino”.

Infine, come non sottolineare il suggestivo rivestimento in legno diagonale che Casper e Lexie hanno scelto per gli esterni. Una straordinaria composizione di listelli di abete rosso norvegese, tipica delle fattorie della regione, che si armonizza con il paesaggio e offre un altro caratteristico riferimento al vernacolo locale.