Il progetto del resort I Vivai al Parugiano firmato dallo studio B-arch si aggiudica il Big See Architecture Award 2026
Il resort I Vivai al Parugiano progettato dallo studio B-arch è stato selezionato tra i vincitori del Big See Architecture Award, riconoscimento che premia le eccellenze dell’architettura contemporanea a livello europeo. Un intervento di rifunzionalizzazione che nasce dal recupero e dall’ampliamento di un piccolo complesso rurale situato in un contesto di margine trasformandolo in un complesso recettivo.
Immerso nella campagna della Toscana, il progetto reinterpreta il vernacolo locale attraverso un linguaggio architettonico essenziale e contemporaneo, unendo due nature distinte – il restauro di una casa colonica ottocentesca e la costruzione di nuovi volumi destinati all’ospitalità e alla ristorazione – in un unico racconto coerente, dove materia, luce e paesaggio si fondono in continuità.
Al centro il dialogo tra l’esistente e il nuovo: il sistema aggregativo degli edifici riprende la logica dei borghi agricoli della zona, mentre il linguaggio architettonico combina la solidità dei materiali tradizionali dell’architettura rurale toscana – pietra e mattone – con la leggerezza contemporanea del vetro e dell’acciaio, valorizzando il genius loci e restituendogli una dimensione attuale.
Il complesso si articola come un piccolo borgo diffuso, composto da edifici che ospitano camere, suite, un ristorante, una piscina e una spa, legati da un paesaggio di ulivi e graminacee che accompagna lo sguardo verso le colline. L’organismo antico viene così integrato in un sistema abitativo in linea con i comfort contemporanei.
Il linguaggio architettonico combina la solidità dei materiali tradizionali dell’architettura rurale toscana – pietra e mattone – con la leggerezza contemporanea del vetro e dell’acciaio
Elemento identitario del progetto è il mandolato, una trama di mattoni artigianali montati a mano secondo la tradizione dei fienili locali, reinterpretata come membrana architettonica che filtra la luce e ridefinisce il confine tra interno ed esterno.
Questa struttura permeabile diventa il filo conduttore visivo e materico che lega tra loro i volumi, generando un equilibrio tra ombra, aria e trasparenza. Negli interni, la materia costruisce atmosfera e disegna spazi essenziali, dove ogni dettaglio partecipa a una visione unitaria.
Il ristorante, caratterizzato da superfici in pietra e tende color ruggine, interpreta la convivialità in chiave contemporanea. La grande scala elicoidale in acciaio corten, che connette la hall alla cantina, si impone come scultura abitabile, simbolo della relazione tra artigianalità e innovazione.
Le camere, distribuite tra la nuova costruzione e il corpo storico restaurato, adottano un linguaggio essenziale e materico. Calce, legno, ferro brunito e luci dal design iconico compongono ambienti che dialogano con l’esterno attraverso soglie trattate come elementi d’arredo, patii privati protetti dal mandolato e aperture dichiaratamente contemporanee.
La piscina, i giardini e il paesaggio circostante completano l’esperienza del luogo, estendendo l’architettura oltre i suoi confini fisici. Spazi aperti si aprono verso olivi e graminacee, costruendo una continuità visiva che unisce architettura e natura, interno ed esterno, accoglienza e orizzonte. Come parti di un unico racconto.