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Banda Agency Headquarter

Nel centro storico di Kyiv, Ater.Architects trasforma gli uffici della creative agency Banda in un interno domestico e stratificato. Volumi lignei, arredi vintage, finiture neutre e inserti in acciaio ridisegnano uno spazio dedicato alla creatività e alla sperimentazione collettiva

Nel centro storico di Kyiv, al secondo piano di un edificio dei primi del Novecento, il nuovo ufficio della creative agency Banda, progettato dallo studio locale Ater.Architects, si configura come un interno domestico più che come un tradizionale ambiente di lavoro. I 300 metri quadrati si sviluppano all’interno di un involucro caratterizzato da altezze generose e stratificazioni storiche che il progetto sceglie di esporre e interpretare. L’idea fondativa è quella di uno spazio che ricordi un grande appartamento, chiaro e luminoso, dove lavoro, pausa ed esplorazione creativa convivono in equilibrio.

L’ingresso è volutamente discreto: una semplice porta in legno introduce in un ambiente rivestito da pannellature in rovere. Dietro il rivestimento sono nascosti contenitori e funzioni di servizio, mentre una grande vetrina lascia filtrare la luce naturale da una finestra retrostante. Nella piccola area d’attesa, le poltrone rosse vintage di Dietiker dialogano con un tavolino e con un dipinto naïf di Danik Manzhos, stabilendo da subito un tono che alterna sobrietà e ironia.

Durante la demolizione del precedente fit-out sono emerse cornici a soffitto e fregi decorativi originali, accuratamente restaurati: su questo fondale classico si innestano ora un bancone reception in acciaio inox dal profilo asimmetrico e corpi illuminanti minimali, accentuando il contrasto tra antico e nuovo.

Da qui si accede al grande salone centrale, vero cuore sociale e creativo dell’ufficio. Privo di scrivanie e schermi, lo spazio assume la dimensione di un living condiviso, articolato in isole di sedute morbide, tavoli tondi per riunioni informali, librerie basse e lampade da terra. Un grande tavolo da dodici posti, affiancato da sedie in multistrato curvato degli Anni 80, definisce la composizione, mentre un dipinto di grandi dimensioni di Serhii Dekaliuk introduce una nota cromatica che spezza volutamente la palette neutra.

Lungo il perimetro, divani e poltrone vintage – tra cui elementi di Eugen Schmidt per Soloform e poltrone bianche di Frag – rafforzano l’idea di un appartamento cresciuto nel tempo, dove i pezzi si sedimentano più che essere allestiti. Un podio rialzato, separabile con tende, funziona come palcoscenico per presentazioni ed eventi, ma può trasformarsi rapidamente in area di lavoro collettivo grazie a tavoli su ruote e sedute pieghevoli leggere.

Questo approccio reversibile, supportato da contenitori bassi che suddividono senza chiudere, rende lo spazio capace di passare con naturalezza dal lavoro individuale a momenti di socialità. Le scelte illuminotecniche, discrete e misurate, costruiscono micro-scenografie luminose che sottolineano le diverse intensità d’uso senza spettacolarizzarle.

Adiacente alla hall principale, la zona cucina e pranzo è pensata con la rilassata informalità di un caffè di quartiere. Un’isola in acciaio inox e un banco bar scultoreo, abbinato a sgabelli Magis, diventano il fulcro dello spazio, su cui si staglia una sospensione Nuvola di Mario Bellini. Attorno si dispongono piccoli tavoli con sedie vintage Castelli di Giancarlo Piretti, immersi in una fitta vegetazione che attenua il carattere tecnico delle superfici metalliche.

La boiserie in legno integra i volumi di contenimento, mentre sui muri in laterizio lasciati a vista emergono tracce di vecchie tinteggiature e campioni di bianco sperimentati in fase di cantiere, volontariamente conservati come registro e memoria del processo progettuale.

All’interno del perimetro originario, Ater.Architects inserisce due volumi lignei compatti, ciascuno coronato da un mezzanino, che scandiscono la planimetria senza snaturare la struttura storica. In uno trovano posto i servizi igienici e gli spazi tecnici, caratterizzati da pareti ocra, soffitti specchiati e un lavabo in quarzite che amplifica luce e colore. Sopra, un mezzanino ospita le uniche postazioni fisse con computer, mantenendo le attività più operative in posizione sopraelevata e defilata rispetto agli ambienti condivisi.

Il secondo volume integra sale riunioni e piccole zoom room, con porte in vetro arrotondate che rimandano ai tram storici di Kyiv e rivestimenti che offrono comfort acustico e tattile. Sul coronamento di questo volume si sviluppa la Cloud Lounge, una sorta di rifugio sospeso al quale si accede con una scala in acciaio. Qui pavimento e parapetti bassi sono completamente rivestiti da materassini stampati come un cielo, creando un paesaggio artificiale morbido, pensato per distendersi, cambiare prospettiva, sospendere per un momento il ritmo produttivo.

All’estremità opposta del piano, un grande laboratorio risponde alla richiesta del team di avere un luogo per sperimentazioni manuali e prototipazione. Qui pareti rivestite con pannelli forati in alluminio spazzolato permettono un’organizzazione flessibile di utensili, materiali e modelli. Una lampada lineare ottenuta assemblando tre elementi standard Ikea ribadisce una poetica progettuale pragmatica, lontana dall’oggetto-icona.

L’intero progetto lavora su una palette di bianchi e crema che uniforma murature, travi e solai. Il legno introduce calore tattile, mentre acciaio inox e alluminio assumono il ruolo di accenti scultorei più che di segni industriali, attentamente dosati per non incrinare la percezione calda e domestica dell’ufficio. I numerosi arredi vintage agiscono come cerniera temporale fra il guscio di inizio Novecento e gli innesti contemporanei, restituendo l’idea di un interno abitato che accumula storie e oggetti nel tempo.

In questo equilibrio fra imperfezioni dichiarate e dettagli raffinati, fra living e officina, l’ufficio di Banda si configura come estensione coerente dell’identità dell’agenzia. Non un contenitore di scrivanie, ma un dispositivo spaziale per la produzione culturale, dove storia, creatività e lavoro quotidiano convivono in armonia.