ARCHITETTURA
Casa in Avandaro

Casa in Avándaro, di Estudio Ignacio Urquiza Ana Paula de Alba, si inserisce nei boschi di Valle de Bravo seguendo la topografia e gli alberi esistenti. Quattro volumi in cemento e un’ampia zona giorno vetrata costruiscono un dialogo continuo tra architettura, paesaggio e luce

Immersa nei boschi di Avándaro, in Valle de Bravo, la casa progettata da Estudio Ignacio Urquiza Ana Paula de Alba nasce dall’ascolto attento del luogo. La residenza poggia su un pendio che convoglia naturalmente l’acqua piovana verso un torrente adiacente. Fin dall’impianto, il progetto assume il terreno, l’andamento delle pendenze e la presenza di pini e querce secolari come matrice compositiva, costruendo un’architettura che si lascia guidare dal paesaggio.

Casa in Avandaro orienta la sua facciata principale verso nord, aprendosi al corso d’acqua e alla luce. La planimetria segue le curve di livello e l’ordine degli alberi esistenti, evitando tagli invasivi e trasformando gli ostacoli in risorse spaziali. Al centro dell’impianto un vuoto, generato dall’incastro calibrato dei volumi, definisce un giardino interno che ingloba i grandi pini e le querce preesistenti e, insieme, consente alla luce di filtrare negli ambienti.

Il progetto si articola come un gioco misurato di pieni e vuoti, di masse compatte e trasparenze controllate. Quattro volumi massicci, veri e propri corpi strutturali, concentrano le funzioni private e di servizio: camere, bagni, cucina, studio, family room, locali tecnici, cisterna e parcheggio. In uno di essi trovano posto due coppie di camere gemelle disposte a specchio. Un altro ospita la sala tv, concepita come spazio flessibile, in grado di trasformarsi all’occorrenza in stanza aggiuntiva. Un terzo volume, sviluppato in verticale, organizza su livelli differenti cucina a piano terra, studio intermedio e camera principale all’ultimo piano. Il quarto, leggermente distaccato, è dedicato alle funzioni di servizio e agli impianti.

Questi quattro monoliti architettonici ancorano fisicamente e concettualmente il progetto, disegnando un sistema strutturale chiaro e leggibile, in cui la massa non è solo contenitore funzionale, ma parte attiva della composizione. Allo stesso tempo, definiscono il margine entro cui si inserisce l’elemento più leggero e permeabile della casa: una grande copertura in calcestruzzo alleggerito, sorretta da travi d’acciaio a vista, che collega tre dei volumi e raccoglie al di sotto il fulcro abitato della residenza.

Sotto questa copertura si apre infatti lo spazio principale della casa: un’ampia zona giorno vetrata su tutti i lati, dove sala e pranzo si dilatano in continuità visiva e fisica verso il giardino e il bosco. Un camino di grandi dimensioni, che funge da fulcro simbolico, diventa l’elemento attorno al quale si organizza la vita comune: un segno verticale che ancora il vuoto, scandisce le proporzioni e restituisce all’abitare un centro riconoscibile.

La relazione tra interno ed esterno trova il suo gesto più esplicito nel grande serramento scorrevole che definisce l’area living: una finestra di 9,6 metri di lunghezza per 3,6 di altezza, composta da quattro pannelli in vetro, che può aprirsi completamente facendo scomparire i telai all’interno di uno dei volumi. In questa condizione, la zona giorno si trasforma in una terrazza coperta, uno spazio ibrido in cui l’architettura perde il suo limite netto, e il confine tra casa e paesaggio diventa una soglia sottile.

La sezione della casa, attenta al dialogo con il luogo, poggia su un basamento di calcestruzzo a vista che svolge più funzioni contemporaneamente: è fondazione, zoccolo che solleva la quota del pavimento dal terreno, barriera termica contro l’umidità e linea di appoggio per i muri in laterizio intonacati. Questo podio in cemento, robusto ma calibrato, stacca visivamente i volumi dalla pendenza del suolo, conferendo alla composizione un senso di leggerezza.

Le coperture dei quattro volumi sono inclinate e rivestite con tegole piane in cotto, una scelta che richiama i materiali e le tecniche costruttive del contesto e, allo stesso tempo, consente la raccolta dell’acqua piovana.

In contrappunto, la copertura leggera che unisce i volumi viene mantenuta piana: non è solo tetto, ma terrazza privata che si raggiunge direttamente dalle camere della famiglia. Da qui, l’esperienza si eleva verso le chiome degli alberi, offrendo una prospettiva sospesa sul bosco, in cui l’abitare si misura con una quota diversa, più silenziosa e introspettiva.

La scelta materica, misurata e coerente, organizza un racconto cromatico in toni neutri e una grammatica tattile che privilegia la continuità. All’esterno, la dominanza del calcestruzzo a vista e degli intonaci chiari costruisce uno sfondo monocromatico che esalta il verde intenso del bosco e il mutare delle stagioni.

All’interno, la palette prosegue questa logica di sottrazione. I materiali solidi – rovere massello, in versione naturale o leggermente tinto, marmi neri, pietre vulcaniche – articolano piani orizzontali e verticali in equilibrio tra peso e misura. La durezza di queste superfici viene compensata dall’uso esteso di tessili naturali: lane, cashmere, lini di diverse grammature e sfumature neutre, insieme a intrecci di palma realizzati con tecniche artigianali. Ne risulta un ambiente in cui la materia si legge prima di tutto attraverso il tatto, in una sequenza di superfici che accolgono, scaldano e attutiscono il suono.

Il progetto di interior design si muove sulla stessa lunghezza d’onda dell’architettura. I mobili sono selezionati e disegnati secondo un principio di sobrietà formale: geometrie fondamentali e proporzioni semplici. Pezzi classici convivono con elementi custom, componendo un paesaggio domestico che non cerca l’effetto iconico, ma una presenza discreta. Il linguaggio volumetrico degli arredi e degli oggetti decorativi riprende così l’ordine dei volumi architettonici: blocchi puri, linee nette, rispetto rigoroso delle forme elementari.

L’illuminazione, infine, agisce come strato sottile ma decisivo. Le lampade, volutamente sobrie, costruiscono scenari di luce tenue, senza sovrapporsi all’illuminazione naturale che domina la scena durante il giorno. Di sera la casa si raccoglie in atmosfere calibrate, dove la luce definisce gradi di intimità e profondità. L’effetto complessivo è quello di un interno calmo, misurato, in cui la tecnologia resta sullo sfondo e la percezione è guidata da luce, materia e proporzione.

Casa in Avándaro può essere letta come un’esplorazione della tensione tra massa e trasparenza, tra radicamento e apertura. I quattro volumi assicurano alla casa un rapporto solido con il pendio, definiscono con chiarezza le funzioni e proteggono le zone più intime attraverso aperture calibrate. Al contrario, lo spazio centrale vetrato e la copertura leggera lavorano per dissolvere i limiti, trasformando il paesaggio in parte integrante dell’esperienza domestica. Una casa che appartiene al bosco, e che proprio in questo dialogo trova la sua identità più profonda.