CASE
Chalet a Courmayeur

Ai piedi del Monte Bianco, il collettivo belga Maison Osaïn reinterpreta lo chalet alpino con un minimalismo caldo e materico. Fatto di cemento cerato e legno di larice, con interni ovattati che invitano al relax

Ai piedi del massiccio del Monte Bianco, nei pressi di Courmayeur, lo chalet, progettato dal collettivo belga Maison Osaïn, fondato dall’architetto Thomas Maria Verschuren e dalla designer Ann Butaye, nasce da una ristrutturazione integrale che ha conservato solo alcuni muri strutturali originari, ricostruendo il resto nel rispetto delle precise norme imposte dal comune. Così, la facciata è rimasta intatta; gli interni, invece, sono stati ripensati radicalmente.

La posizione dell’edificio ha reso i lavori particolarmente complessi. “Lo chalet si trova in montagna, lontano da tutto. In inverno si arriva solo con gli sci o con il gatto delle nevi”, raccontano Verschuren e Butaye. “I lavori sono durati tre anni”. Anche il trasporto dei materiali ha richiesto soluzioni straordinarie: una parte è arrivata in quota in elicottero. Una sfida logistica che, come spiegano i fondatori, “ci ha parlato” fin dal primo momento.

Maison Osaïn lavora secondo un approccio olistico, in cui la qualità degli spazi abitativi e il benessere di chi li vive occupano un ruolo centrale. “Tutto parte dai materiali naturali”, spiega Butaye. “Il nostro punto di partenza è il vivere in modo autentico, a contatto con la natura”.

Prima di fondare il collettivo nel 2022, Verschuren guidava uno studio di architettura e Butaye lavorava nel settore della moda. Un momento di difficoltà personale li ha spinti a riconsiderare le priorità e a costruire insieme una pratica progettuale incentrata sul benessere e la qualità della vita.

La metodologia del collettivo prevede il recupero di strutture dal forte carattere e la loro trasformazione attraverso reti di artigiani e maestranze locali. A Courmayeur questo ha significato collaborare con professionisti del territorio e scegliere il larice, il legno della montagna, come materiale principale. Accanto al legno, il secondo protagonista degli interni è il cemento cerato, selezionato per la sua essenzialità e per la capacità di dialogare con la ruvidezza della pietra alpina.

La casa si sviluppa su tre livelli collegati da una scala a chiocciola centrale. Al piano più basso si trovano la zona relax e le camere dei bambini; al livello intermedio il grande soggiorno con cucina open space; in cima la camera padronale con bagno e le stanze per gli ospiti.

Gli ambienti, originariamente contenuti, si aprono il più possibile grazie a un principio preciso: tutto ciò che non deve restare a vista viene integrato in sistemi contenitivi incassati nelle pareti, nei soffitti o sotto le panche, realizzati in legno o cemento cerato.

“La semplicità e il minimalismo di questo design sono molto belgi”, osservano Verschuren e Butaye, “ma l’obiettivo era trasmettere la storia di Courmayeur e la vivacità dello chalet senza ricorrere a colori estranei ai materiali stessi. I materiali devono parlare da soli”.

L’assenza di opere d’arte alle pareti risponde a una scelta precisa. “Non volevamo grandi quadri perché il focus principale è l’architettura e la natura fuori”, spiega Verschuren. La neve, le montagne, la luce che cambia durante il giorno: “Svegliarsi al mattino e vedere la neve che cade sulle montagne fuori dalla finestra è una foto, e per noi questa è arte”.

House Montagna nasce come luogo di disconnessione e raccoglimento, un piccolo santuario nella neve, come lo definiscono i suoi autori, in cui “leggere un libro, ritrovare se stessi, meditare, senza bisogno di televisione o altro”.

A questa filosofia risponde anche la scelta impiantistica: lo chalet integra un sistema di ventilazione intelligente che estrae rapidamente l’umidità e garantisce un ricambio d’aria costante.