RISTORANTI
The Standard Bruxelles

A Bruxelles, Bernard Dubois trasforma un’ex torre Anni 60 nel primo The Standard belga. Un hotel che fonde riferimenti all’International Style e al modernismo americano con icone dell’architettura locale

Nel Northern Quarter di Bruxelles, all’interno di una torre per uffici degli Anni 60, ha luogo un intervento di riconversione che omaggia il lessico del modernismo del secondo Novecento. Si tratta del primo The Standard belga, firmato da Bernard Dubois Architects, che ha lavorato in stretta collaborazione con il team interno del brand per ridisegnare completamente la struttura, trasformandola in un hotel di duecento camere distribuite su ventotto piani.

“Il progetto nasce dalla volontà di ibridare riferimenti all’International Style e all’architettura modernista americana, da Mies van der Rohe a Richard Neutra, mettendoli in dialogo con riferimenti tipicamente belgi”, spiega Bernard Dubois, citando figure come Jules Wabbes, André Jacqmain e Juliaan Lampens.

All’interno, la lobby è organizzata su una doppia altezza e definita da una sequenza di grandi archi simmetrici che avvolgono le colonne strutturali. “Abbiamo esasperato la presenza dei pilastri per strutturare lo spazio”, racconta l’architetto, richiamando esplicitamente l’opera brutalista di André Jacqmain e la sua biblioteca in Vallonia. Legno e tessuti contribuiscono a bilanciare la scala monumentale con una dimensione più accogliente e domestica.

Ai livelli superiori le camere adottano una palette sui toni dell’arancione, ocra e oro. Il legno domina gli ambienti, insieme a forme circolari e semicircolari che rimandano all’architettura americana degli Anni 70 e al postmodernismo giapponese, con riferimenti agli Anni 30 belgi e moquette disegnate su misura ispirate agli Anni 80.

Al piano terra, il ristorante The Double Standard prosegue il linguaggio della lobby con archi in legno, pavimenti in mattoni rossi e una forte continuità con la terrazza esterna. Sul rooftop, il ristorante Lila29 si configura come uno spazio più raccolto: una sequenza di nicchie scandite da geometrie e tende leggere, dove la disposizione richiama, in modo discreto, l’opera di Aldo Van Eyck.

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