SHOWROOM
Showroom Santoro

Parisotto + Formenton Architetti rilegge l’archetipo del white cube per il nuovo showroom di Salvatore Santoro. Un interno misurato, dove materiali e luce organizzano lo spazio e orientano l’esperienza

A Milano, in via Marcona, il nuovo showroom di Salvatore Santoro progettato da Parisotto + Formenton Architetti nasce da un obiettivo chiaro: costruire un’esperienza in cui architettura, luce e materia si fondono in un palcoscenico essenziale e raffinato, pensato per valorizzare le collezioni del brand.

Lo spazio si sviluppa su due livelli e assume fin dall’ingresso una postura precisa. Il progetto costruisce una piattaforma percettiva, entro cui il prodotto trova la sua collocazione. Il riferimento implicito è quello del white cube – un modello espositivo che nasce nell’ambito galleristico del Novecento qui radicalmente riformulato in modo da costruire uno scenario assimilabile a certi interni milanesi.

La composizione si organizza attorno a tre dispositivi: una pavimentazione in cemento che si stacca dalle pareti e definisce un piano autonomo, una scala in metallo nero che introduce un punto focale nello spazio, una serie di pannelli a soffitto che generano un’illuminazione diffusa. Non si tratta di elementi giustapposti, ma di parti di una struttura coerente che regola percezione e ritmo degli ambienti.

Altrettanto rilevante è la sintassi materica del progetto. Il cemento della pavimentazione agisce come base stabile, capace di assorbire e restituire la luce. Il metallo nero introduce una linea di tensione, un segno che orienta lo spazio. Le pareti in intonaco bianco costruiscono un fondale continuo entro cui gli oggetti emergono per contrasto.

A questa triade si sovrappone la presenza di elementi architettonici originari – archi, volte e pilastri in mattoni – che vengono incorporati nella grammatica contemporanea degli interni. Questa logica si articola con limpidezza in tutti gli ambienti.

Gli arredi – appenderie in acciaio lucido, tavoli monolitici in legno scuro, superfici specchianti – non si limitano a svolgere la loro funzione, ma costruiscono l’esperienza dello spazio come presenze autonome. L’esito è una condizione prossima a quella espositiva, discreta e non esibita, dove ogni capo acquisisce densità per effetto del vuoto che lo circonda.

La luce assume un ruolo centrale. I pannelli sospesi diffondono un’illuminazione uniforme che elimina ombre nette e valorizza texture e cromie delle creazioni di moda. Ne deriva un’esperienza quasi contemplativa, in cui ogni capo diventa protagonista, come un’opera in dialogo con lo spazio.

Lo showroom si colloca così su una linea di equilibrio sottile, tra dispositivo commerciale e spazio esperienziale. In questo assetto controllato, il progetto affida la sua efficacia alla misura degli elementi che lo compongono e alla precisione delle loro relazioni.