La Fondazione Dino Zoli presenta la mostra “Tessere d’Arte. Intrecci tra materia e creazione”, un’esposizione dedicata alla Fiber Art, dove il tessile si afferma come linguaggio espressivo, terreno di sperimentazione contemporanea e spazio di ricerca condivisa tra impresa e artisti
La Fondazione Dino Zoli presenta Tessere d’Arte. Intrecci tra materia e creazione, una mostra dedicata alla Fiber Art, in cui il tessile si afferma come linguaggio espressivo, terreno di sperimentazione contemporanea e spazio di ricerca condivisa tra impresa e artisti. Curata da Nadia Stefanel, l’esposizione si tiene a Forlì dal 29 aprile al 31 luglio 2026.
Il progetto nasce dall’esperienza di Dino Zoli Textile, realtà attiva dal 1972 e protagonista del made in Italy nel mondo, che negli ultimi nove anni ha sviluppato un articolato percorso di collaborazione con artisti e creativi. Dal 2017 a oggi, materiali, tecnologie e competenze produttive dell’azienda sono diventati strumenti di sperimentazione, attivando un dialogo continuo tra progettazione tessile e ricerca artistica. La mostra restituisce quanto emerso da questo percorso, articolandosi in tre ambiti principali.
Le residenze artistiche rappresentano il cuore del confronto tra pratica industriale e linguaggi contemporanei. Gli artisti, invitati a lavorare a stretto contatto con materiali, processi produttivi e persone dell’azienda, hanno trasformato il tessuto in dispositivo narrativo e relazionale. Emblematica la residenza di Elena Bellantoni nel 2022, che ha coinvolto i dipendenti in workshop partecipativi e nella realizzazione di costumi in lino e velluto prodotti da Dino Zoli Textile, confluiti nell’opera video Se ci fosse luce sarebbe bellissimo.
Accanto a queste, le mostre collettive sviluppate negli anni – tra cui Utopiche seduzioni. Dai nuovi materiali alla Recycled Art. Da Piero Manzoni alle nuove generazioni (2023–24), con l’installazione immersiva Plot di Francesca Pasquali, e Trame esplorative (2024–25) – testimoniano come le referenze tessili, anche derivate da materiali di scarto, possano diventare terreno di sperimentazione artistica e installativa. A queste si aggiunge È QUI, realizzata con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, che hanno progettato pattern tessili sviluppati e stampati dall’azienda, dando forma a un racconto condiviso di identità e memoria.
Completano il percorso i progetti speciali. Tra questi, Fragile Sublime di Silvia Camporesi, serie di dodici fotografie dedicate all’alluvione in Romagna del 2023, stampate su tessuto per accentuarne la dimensione materica e valorizzarne i cromatismi. Nel progetto Camille di Silvia Bigi, invece, la ricerca condotta con il team aziendale e l’impiego della stampa digitale a sublimazione hanno dato forma a superfici tessili complesse, in cui pattern botanici e riferimenti storici si intrecciano in una narrazione visiva stratificata.
Accanto alla dimensione artistica, la mostra racconta anche l’impegno di Dino Zoli Textile nel riuso dei materiali non utilizzati e nelle attività sociali a sostegno di comunità, scuole e realtà del territorio. Tessere d’Arte mette così in luce un modello in cui manualità, sapere tessile, innovazione tecnologica e ricerca concettuale si intrecciano. Attraverso fibre, tessiture e materiali non convenzionali, gli artisti offrono nuove letture del rapporto tra arte e design, sottolineando il valore contemporaneo di un sapere antico reinterpretato con strumenti attuali.
Elena Bellantoni
Silvia Bigi
Silvia Bigi
Utopiche seduzioni. Plot, Francesca Pasquali
Utopiche seduzioni. Plot, Francesca Pasquali
Trame esplorative
Trame esplorative
Silvia Camporesi
Silvia Camporesi