HOTEL
InterContinental Monterrey

Nel progetto di Francesc Rifé per l’Hotel Presidente InterContinental, una struttura modulare governa involucro e interni. Trasformando una griglia geometrica in strumento di continuità spaziale

Progettato dallo studio Francesc Rifé, il nuovo Hotel Presidente InterContinental Monterrey coniuga architettura e interior design secondo un’unica logica. Distribuito su diciannove piani e con 293 camere, il progetto è guidato dal ritmo delle strutture reticolari – sia all’interno che all’esterno –, da un preciso e rigoroso senso dell’ordine e da una palette di materiali che combina pietra naturale di Rochelle, legno di quercia e ottone per trasformare la scala monumentale in un ambiente intimo.

Il sistema a traliccio funge da spina dorsale del progetto. Sulla facciata, le lamelle di alluminio creano un gioco di luci e ombre mutevole che si trasforma nel corso della giornata. All’interno, quest’idea viene reinterpretata in legno di quercia, aggiungendo calore e continuità. La luce, filtrata o diretta, diventa essa stessa un materiale, plasmando i volumi, ammorbidendo le texture e accompagnando il percorso dell’ospite attraverso lo spazio.

Nonostante la sua imponente presenza verticale, ogni proporzione e ogni giunzione è stata progettata per bilanciare la monumentalità con una percezione dello spazio più intima e domestica. Nella hall, superfici in pietra e metallo convivono con piani in legno che offrono un contrappunto tattile. I tre volumi di accoglienza sono celati dietro una parete scultorea, in modo che la prima impressione sia quella di un tranquillo salotto residenziale. Qui, un’opera dell’artista Stefan Brüggemann si estende lungo una panca in pietra di Rochelle, introducendo un sottile senso di tensione attraverso i suoi riflessi e le sue dimensioni.

Sospesa in alto, una griglia metallica organizza il sistema di illuminazione: una costellazione di lampade disposte con deliberata irregolarità. Fluttuando come una nuvola, questa struttura reticolare contrasta con la densità minerale del pavimento, introducendo ritmo e leggerezza. Da qui, lo spazio si apre verso l’Epicentro Mixology Bar, definito da pareti rivestite in ottone e da una vegetazione lussureggiante che crea un dialogo organico con la geometria metallica.

Uno degli elementi più suggestivi dell’hotel è la grande scalinata che collega i primi piani. Concepita come una scultura abitabile, è interamente rivestita in legno di quercia, generando un’atmosfera avvolgente e fluida. Le superfici ondulate rafforzano il senso di continuità, un elemento ripreso anche in altri spazi, come le sale d’attesa e la zona reception. La scalinata diventa una soglia, una transizione tra la monumentalità architettonica e la scala umana, incarnando l’idea tattile, calda e materica che caratterizza il progetto.

Ai piani superiori, il Piso Club offre un ambiente riservato per la colazione o incontri informali. Caratterizzato da ampie griglie in legno che filtrano la luce dalla facciata, lo spazio trasmette una sensazione di serenità e chiarezza quasi tangibile. Le sale conferenze, invece, esprimono il lato più tecnico del progetto: un sistema di binari a soffitto permette di suddividere e modulare lo spazio per diversi eventi, mentre l’illuminazione lineare e il controllo acustico preservano ordine e pulizia visiva.

Le camere, progettate con il caratteristico linguaggio lineare e minimalista di Francesc Rifè, proseguono la narrazione tattile. Attraverso sette tipologie di camere, coerenza e ripetizione guidano il design. Gli armadi sono nascosti dietro maniglie allungate che si trasformano in listelli. L’uso di legno, pietra e moquette varia a seconda della camera, mentre i corridoi sono rivestiti con pannelli tessili che migliorano l’acustica e introducono un calore discreto.

Più che la sensazione di un hotel, il progetto riflette su come il calore di una casa privata possa essere trasposto su scala più ampia. Il design mira a riprodurre un senso di familiarità attraverso la scelta dei materiali e la cura dei dettagli, pur consentendo un elevato flusso di persone. Un raffinato equilibrio tra percezione tattile e aspetti funzionali che definisce una nuova concezione di ospitalità.