ARCHITETTURA
Sint Martens Latem

Immersa nei boschi delle Fiandre, la residenza firmata da Decancq Vercruysse Architects intreccia il modernismo organico di Frank Lloyd Wright con la sensibilità dell’architettura giapponese. Attraverso volumi orizzontali, materiali recuperati e spazi fluidi

Nelle fitte foreste che circondano Sint Martens Latem, in Belgio, una casa contemporanea sembra appartenere da sempre al paesaggio che la ospita. La residenza progettata da Decancq Vercruysse Architects non cerca di imporsi sulla natura, ma sceglie di dissolversi al suo interno, assorbendone colori, densità e atmosfera. I volumi emergono tra gli alberi con la discrezione di un’architettura sedimentata nel tempo, quasi come se il bosco avesse inciso la propria materia sulle superfici in mattoni recuperati e guidato la forma stessa dell’edificio.

La residenza nasce da una riflessione sul rapporto tra architettura e paesaggio, tema che richiama direttamente il pensiero di Frank Lloyd Wright e il suo modernismo organico. Il riferimento a Fallingwater, la celebre casa costruita nel 1935 in Pennsylvania, appare evidente nell’idea di un’architettura che non si limita a occupare un luogo, ma vi cresce insieme, seguendone le geometrie. Come nelle Prairie Houses di Wright, anche qui le linee orizzontali si estendono verso l’esterno per abbracciare il paesaggio.

La casa sorge su una radura rialzata e organizza la propria composizione attorno a una forte dualità spaziale. Un prospetto si presenta compatto e protettivo, quasi come un’estensione della foresta, mentre il lato opposto si apre verso sud-ovest con ampie superfici vetrate, terrazze coperte e una piscina che riflette il profilo degli alberi.

L’influenza dell’architettura giapponese emerge nel disegno delle grandi pensiline lignee che scandiscono i prospetti. Le coperture ricordano infatti la leggerezza sospesa dei templi tradizionali giapponesi, riferimento che lo stesso Wright aveva assimilato durante i suoi soggiorni in Giappone. In questo progetto, le pensiline non svolgono soltanto una funzione climatica, ma diventano dispositivi spaziali che mediano il passaggio tra interno ed esterno.

La matericità dell’edificio rafforza il legame con il contesto. I mattoni bruniti provengono dal recupero di un antico serbatoio idrico utilizzato per oltre due secoli e introducono sulle facciate una profondità quasi geologica. La posa della malta accentua il gioco di ombre e conferisce alle superfici una forte tridimensionalità scultorea. Accanto alla texture ruvida della muratura, i pannelli e le pensiline in legno di frassino introducono un contrasto più morbido e tattile, mantenendo però la stessa palette cromatica del bosco circostante fatta di ocra, grigi e tonalità terrose.

All’interno, la casa sviluppa una relazione continua con il paesaggio attraverso una sequenza di spazi fluidi. Ogni ambiente del piano terra stabilisce un doppio rapporto con la natura: da un lato grandi aperture incorniciano il bosco, dall’altro vetrate a tutta altezza conducono verso il giardino e le terrazze esterne. La cucina open space si colloca tra un angolo colazione e una zona pranzo più ampia che prosegue sotto la pensilina esterna fino al tavolo outdoor e al camino.

Accanto agli spazi aperti e luminosi del soggiorno, la casa accoglie ambienti più raccolti come lo studio ribassato e una sala lettura, concepiti come luoghi di rifugio e contemplazione. Al piano superiore, le camere e i bagni si aprono verso le chiome degli alberi.

Durante l’estate, la vita si sposta all’esterno, tra la piscina e le aree ombreggiate dalle pensiline. Il giardino, composto da essenze autoctone sempreverdi, arriva fino ai margini dell’architettura. In inverno, invece, la casa cambia atmosfera: le librerie, il legno caldo degli interni e gli spazi più raccolti restituiscono una dimensione intima e protetta, mentre il bosco continua a manifestare il proprio carattere silenzioso e misterioso.