THE ORIGINALS
La Casa del Pirata

In Spagna, Raúl Sánchez Architects ristruttura una dimora ottocentesca appartenuta a un corsaro, dove acciaio inox, cromie vibranti e superfici grezze dialogano con soffitti policromi, carte da parati storiche e dettagli originali

Nel cuore della Rambla di Mataró, poco a nord di Barcellona, esiste una casa che ancora oggi sembra custodire il rumore del mare. La chiamano La Casa del Pirata, ma più che una semplice dimora è un archivio di memorie, un luogo dove convivono storie familiari, viaggi transoceanici e stratificazioni architettoniche.

La storia della casa inizia nel 1820, quando Antoni Cuyàs, allora appena diciottenne, lascia la Catalogna diretto in Argentina con poche conoscenze di navigazione e un’ambizione smisurata. In pochi anni diventa uno dei corsari più temuti dalle navi brasiliane, accumulando una fortuna tale da abbandonare presto la vita in mare e frequentare gli ambienti politici e finanziari dell’Argentina dell’epoca.

Tornato a Mataró nel 1865, acquista due abitazioni sulla Rambla e le trasforma in un’unica residenza ispirata ai palazzi argentini conosciuti durante i suoi anni sudamericani. Artigiani italiani decorano gli interni con soffitti policromi, carte da parati ornamentali, boiserie e pavimenti in cotto decorato, dando forma a una dimora eclettica e profondamente scenografica.

Nel corso delle generazioni la casa perde parte del suo splendore originario, pur rimanendo nelle mani della famiglia Cuyàs. Quando nel 2023 Manuel Cuyàs, pronipote del corsaro, e la moglie Nuria – designer argentina – decidono di intervenire sugli spazi, avvertono la necessità di allontanarsi da una visione nostalgica della casa. Entrambi lavorano da remoto e desiderano ambienti più fluidi, contemporanei e funzionali, capaci però di preservare l’anima originaria dell’abitazione.

Per affrontare questa trasformazione chiamano Raúl Sánchez Architects, incaricato di ripensare i tre ambienti che conservano ancora gli elementi storici più significativi: l’ingresso, la sala da pranzo e la cosiddetta “stanza del pirata”, oggi reinterpretata come soggiorno e studio.

Raúl Sánchez evita qualsiasi approccio museale o nostalgico, scegliendo invece di mantenere leggibili le tracce del tempo e di introdurre nuovi elementi attraverso un linguaggio dichiaratamente contemporaneo.

La stanza principale, sottoposta a tutela dalle autorità locali, rappresenta il fulcro dell’intervento. Qui Sánchez inserisce un lungo basamento in acciaio inox che corre lungo il perimetro dello spazio come un’infrastruttura domestica continua. L’elemento integra postazioni di lavoro, librerie e un divano. “Ci è piaciuto pensarlo come un pontile che si aggrappa alla parete divisoria, mentre il pavimento originale in cotto diventa il mare”, racconta Sánchez. L’acciaio inox, scelto sia per le sue qualità tecniche sia per il suo valore simbolico, richiama volutamente l’immaginario del corsaro: “Era il materiale perfetto per evocare spade, cannoni e dettagli nautici, ma tradotti nel presente”.

Sopra il basamento metallico riemergono le carte da parati originali, i dipinti di famiglia e soprattutto il soffitto policromo verde acquamarina decorato con motivi damascati, liberato da cavi e impianti e valorizzato da una nuova illuminazione perimetrale, discreta ma teatrale.

Anche il pavimento originale in cotto esagonale viene recuperato attraverso un complesso processo di consolidamento e resinatura che ne arresta il deterioramento senza cancellarne le imperfezioni. Le crepe nei muri, i segni sulle superfici e le irregolarità della carta da parati restano volutamente visibili, trasformandosi in parte integrante del progetto.

Il ritratto di Antoni Cuyàs rimane nella sua posizione storica, di fronte a un nuovo mobile specchiato che sostituisce l’antico specchio ottocentesco. All’interno, una laccatura giallo brillante nasconde la televisione e riflette la luce con un’intensità quasi cinematografica. Accanto convivono dettagli disegnati su misura, pomelli in pietra naturale incastonati nei cassetti in acciaio, librerie metalliche e pezzi iconici come il tavolo laccato lucido di Carlo Scarpa.

Nella sala da pranzo, un nuovo pavimento in rovere scuro dialoga con le boiserie originali e con la fascia di piastrelle verdi che corre lungo il perimetro della stanza. Anche l’ingresso cambia radicalmente ruolo. Liberato dalle superfetazioni e dagli impianti a vista accumulati nel tempo, lo spazio recupera la propria funzione narrativa e introduce gli ambienti con tonalità dense e avvolgenti, amplificando il carattere teatrale della casa.

Dietro questa apparente naturalezza si nasconde un intervento estremamente complesso dal punto di vista tecnico. Impianti, climatizzazione e sistemi tecnologici scompaiono completamente all’interno delle nuove strutture, lasciando che siano luce, materiali e stratificazioni storiche a dominare la percezione degli spazi.

Tra acciaio lucido, cotto, colori saturi e superfici imperfette, La Casa del Pirata ritrova così la sua identità più autentica: non un museo immobile, ma uno spazio ancora capace di evolversi, assorbire nuove storie e mantenere intatta la propria inquieta energia narrativa.