RESORT
Zhuodikangqin Springs Hotel

Tra montagne e sorgenti termali, Much Modest Collect Design progetta un hotel che rielabora l’immaginario dei monasteri tibetani. Creando una successione di spazi immersivi dedicati al benessere e alla contemplazione

Lungo la National Highway 317, la strada che attraversa le regioni tibetane della Cina occidentale, il viaggio è parte integrante dell’esperienza del luogo. Villaggi, monasteri, insediamenti nomadi e paesaggi montani si susseguono lungo quello che viene spesso definito il “corridoio culturale tibetano”. Much Collection Modest Design inserisce lo Zhuodikangqin Springs Hotel all’interno di questo contesto, trasformando una struttura ricettiva in un’architettura che dialoga con l’immaginario spirituale e culturale del territorio.

L’edificio si presenta come un hotel contemporaneo, ma trova la sua identità nella rilettura di alcuni elementi centrali della tradizione tibetana. L’architettura costruisce un percorso fatto di soglie, variazioni di luce e sequenze spaziali che accompagnano gradualmente il visitatore verso una condizione di concentrazione e raccoglimento.

L’ingresso rappresenta il primo momento di questa esperienza. Dalla vivacità della Highway 317 si accede a uno stretto passaggio a L, volutamente poco illuminato. Il cambiamento improvviso di atmosfera crea una transizione studiata per separare il mondo esterno dallo spazio interno e preparare l’ingresso nell’area principale dell’hotel.

Il cuore del progetto è una grande sala colonnata che richiama l’organizzazione degli spazi monastici. Colonne massicce scandiscono l’ambiente e definiscono una sequenza di prospettive e attraversamenti. Le superfici materiche e la simmetria dell’impianto contribuiscono a costruire un’atmosfera solenne, pensata per il raccoglimento, amplificata dalla presenza di un soffitto voltato che accompagna lo sguardo.

La composizione si sviluppa attorno a un asse centrale che organizza la distribuzione degli ambienti e concentra la massima simmetria nella zona della sala principale. Qui il ritmo delle colonne non svolge soltanto una funzione strutturale, ma diventa uno strumento per definire orientamento e percezione. Attraverso la ripetizione degli elementi verticali, lo spazio acquista profondità e costruisce una tensione visiva che accompagna il movimento dei visitatori.

Procedendo oltre la sala colonnata, l’atmosfera cambia progressivamente. La rigidità dell’impianto lascia posto a una disposizione degli spazi più libera e fluida, mentre i vuoti tra le colonne permettono alla vista di attraversare più livelli di profondità. Il progetto passa così da una dimensione più rituale a una condizione legata alla socialità, al soggiorno e all’esperienza quotidiana dell’hotel.

Questo passaggio trova una delle sue espressioni più significative nell’area del focolare. Nella cultura tibetana il fuoco occupa tradizionalmente una posizione centrale nella vita domestica e comunitaria. Il progetto traduce questo elemento in un grande spazio ribassato, che diventa luogo di incontro e permanenza.

Anche i dettagli contribuiscono a rafforzare il dialogo con la cultura locale. Una ruota di preghiera reinterpretata come installazione artistica occupa la zona ristorante, mentre una composizione metallica ispirata al profilo delle gole montane accompagna l’area del focolare. Piccole aperture scavate nelle pareti filtrano la luce naturale e generano variazioni luminose che cambiano durante il giorno, accentuando il carattere contemplativo degli interni.

La sequenza degli spazi prosegue fino al bar collocato all’ultimo piano. Qui il progetto riprende alcuni dei temi sviluppati nei livelli inferiori – il ritmo delle strutture, il rapporto tra pieni e vuoti, il controllo della luce – traducendoli in un ambiente più aperto e rivolto al paesaggio. Il percorso si conclude così in uno spazio che conserva la stessa coerenza atmosferica dell’intervento, e ne prosegue la ricerca sulla percezione e la spiritualità del luogo.