Protagoniste di un progetto firmato Daniele Marcotulli sono le formelle in vetrocemento. Separano gli ambienti, distinguono le funzioni, creano ritmo geometrico e giochi di luce
La luce come espediente narrativo, in un dialogo con superfici e materiali sempre differenti: lucidi e opachi, lisci o ondulati, ruvidi e morbidi. Siamo al mare, a Santa Severa, sul litorale laziale, dove Daniele Marcotulli con Adriana Suiano ha incentrato il progetto di Casa Luce sulla continuità con il contesto naturale.
I pavimenti, diversi per ognuno dei tre piani, raccontano il dialogo con l’esterno. Al piano terra una distesa di ceramica lucida sui toni del verde è assonante con i colori del giardino. Al primo piano piastrelle decorate in bianco e blu dalla superficie lievemente irregolare e dalla lucentezza variabile omaggiano le increspature del mare. Al secondo piano domina il blu intenso che evoca il colore del cielo, protagonista dei grandi affacci.
Elemento costante su tutti e tre i livelli è il vetrocemento, utilizzato in un formato rettangolare disposto verticalmente per separare gli ambienti, distinguere le funzioni, donare dinamicità, creare giochi di luce e bagliori inaspettati.
È trasparente al piano terra per esaltare la continuità con il giardino. Ambra nella zona giorno a disegnare una quinta scenica e filtrare la vista di ingresso e cucina. Turchese opaco al livello delle camere per separare le docce e illuminare il bagno senza finestra.
Ulteriore elemento materico è il legno in finitura rovere tinto che riveste la parete curva del camino, oltre a porte e armadiature. La lamiera ondulata, infine, è stata scelta come per rivestire il blocco bagno al primo piano. Si crea così una sinuosa successione di concavità e convessità che viene enfatizzata dalla luce.
Questo articolo è estratto da Surfaces 4. Sfoglia il magazine