DESIGNERS AT HOME
A casa di Malene Birger

Un libro, una casa, una domanda: che cosa significa abitare uno spazio in modo autentico? Con “Creating a New Home in Mallorca”, Malene Birger trasforma il racconto di un restauro in una storia personale

Esiste un momento in cui un’architettura smette di essere semplice struttura edilizia per trasformarsi in un’estensione del sé: quel confine sottile dove lo spazio cessa di ospitare soltanto corpi e inizia a custodire memorie, ossessioni, visioni. È la dimensione dell’abitare che affiora in Creating a New Home in Mallorca (edizioni teNeues) di Malene Birger, con le fotografie di Jean-Marie del Moral: un volume che, oltre a documentare le fasi di un restauro, esprime una filosofia dell’ambiente domestico inteso come atto di autocoscienza e diario visivo.

Danese di nascita, Birger ha vissuto a Londra, sul lago di Como e in altri angoli del mondo. La sua indole nomade l’ha infine riportata a Maiorca, dove oggi gestisce la sua galleria d’arte. È sull’isola delle Baleari, nel territorio ricco di vigneti di Felanitx, che la designer ha recuperato una dimora settecentesca abbandonata. “È stato amore a prima vista”, scrive a proposito di questa sfida affrontata dopo un cambio di vita radicale che l’ha portata a vendere il suo marchio fashion per focalizzarsi su altri ambiti a lei cari: l’arte e l’interior design.

La residenza a Maiorca è così diventata il manifesto del suo modo di intendere gli interni: un approccio che coniuga estetica e funzionalità mettendo al centro l’espressione personale – la casa come “armadio psichico”, citando Emanuele Coccia – e la ricerca di un design senza tempo fondato sul dialogo tra passato e futuro. Prima dei lavori, d’altronde, la casa di Felanitx non era certo un guscio vuoto: era un palinsesto di esistenze.

Leggenda vuole che a un certo punto fosse finita nelle mani di un ecclesiastico che la perse a carte sotto il franchismo. Passata negli Anni 70 a una famiglia spagnola, era rimasta vuota fino al 2019, quando Birger l’ha acquistata per riqualificarla secondo “uno stile eclettico e massimalista che dà priorità alle proporzioni, cercando un equilibrio tra arredi, decorazioni, arte e scultura”.

Questo eclettismo – non un accumulo, ma il frutto di una vita – si manifesta già al piano terra, dove la galleria d’ingresso accoglie il ritmo grafico di pavimenti a scacchi bianchi e neri: realizzati su misura in terracotta locale per sostituire gli originali perduti, sono il filo conduttore visivo che cuce insieme i vari ambienti. I volumi sono stati liberati per dare respiro all’architettura: le antiche doppie porte si aprono su una sequenza di stanze in cui pezzi vintage italiani convivono con sculture totemiche e lanterne marocchine.

Oltre la cucina, il patio si rivela come una piccola giungla domestica – tra palme, ombrelloni e una plunge pool dai toni sabbiosi – dove il passato rurale della residenza si fonde con una sensibilità colta e internazionale. Al primo piano – raggiungibile con una scala in ferro dai dettagli dorati – la narrazione si fa più intima. Nell’ufficio-biblioteca con soffitti alti, una collezione di libri sfila su scaffalature a tutta parete.

Ogni oggetto racconta un incontro: dalle sculture che rimandano a luoghi lontani alle lampade della storica vetreria Gordiola, omaggio alla tradizione artigianale maiorchina. Nel soggiorno, un nuovo camino voluto da Birger funge da perno attorno al quale ruotano arredi intarsiati, antiquariato persiano e dipinti della proprietaria. Sullo stesso livello si trovano anche un guardaroba, la camera padronale e un bagno che riprende con coerenza la palette black and white del piano terra.

Il percorso culmina all’ultimo piano, un tempo magazzino per vino e olive, oggi ampio atelier con lucernari che squarciano il tetto a falde. Il pavimento in cemento bianco definisce l’area pittura, in netto contrasto con le antiche piastrelle esagonali degli altri ambienti. Mobili scultorei e tele in lavorazione compongono un’atmosfera di calma concentrata. Fuori, sulla terrazza, muretti traforati di ispirazione araba incorniciano la vista su Felanitx e sulle cime della Tramuntana: un raccordo finale tra casa e cielo dove la mente può vagare libera, ma ancorata a un profondo senso di protezione.

Questo articolo è estratto da The Book 32. Sfoglia il magazine