Il confine che diventa soglia. Una seduta fuori scala che si fa monumento alla morbidezza. Uno sgabello che nasce da una forma di attivismo progettuale. Abbiamo selezionato tre concept visionari presentati a Lake Como Design Festival 2026
Il tema del Lake Como Design Festival 2026 è il Confine. Tra la miriade di iniziative presentate in occasione della manifestazione abbiamo scelto tre progetti che hanno interpretato questo concetto in modo speciale. Ampliando lo sguardo, le percezioni, le mani.
Il Confine non come limite, ma come soglia da attraversare. A Villa del Grumello, dove ha preso forma Future in the Past, l’installazione di Nicolò Spinelli, realizzata con Simonetto e curata da Elisa Ossino, ha interpretato il tema del Confine attraverso il dialogo tra spazio, materia, progetto contemporaneo e alto artigianato.
Una boiserie in eucalipto sfumato avvolgeva la stanza, ospitando dodici nicchie dedicate alla collaborazione tra Nicolò Spinelli e Simonetto. Al centro, troneggiava la console Amenochè rivestita in palma rossa con piano intarsiato a raggiera.
Campioni, schizzi e video, raccolti in un sobrio ambiente ligneo da scoprire, raccontavano il dialogo con la storica falegnameria di Meda. Un incontro, sulla ‘soglia relazionale’, tra visioni, saperi, tempo e persone.
Nell’ambito della Contemporary Design Selection curata da Giovanna Massoni, quest’anno ospitata a Villa Saporiti si sono distinti due progetti.
Il primo è Soft Monuments ideato da Pastina, studio fondato da Domenico Santoro e Francesca Puddu. Una seduta – fuori canone e fuori misura – che nasce da uno scarto percettivo, tra rimandi marmorei scultorei e una morbidezza che da visiva si fa tattile.
Un progetto – dirompente ma avvolgente – in una scala che eccede. Con i suoi 340 cm di lunghezza, 200 cm di profondità e 120 cm di altezza, Soft Monuments si infatti colloca in una dimensione intermedia tra arredo e architettura. Qui il corpo è invitato ad avvicinarsi, sostare e interagire con l’oggetto. È un oggetto ma anche un luogo.
Soft Monuments conserva la forza plastica della monumentalità ma la trasforma in una presenza capace di avvicinare anziché separare. Le forme non riempiono lo spazio, ne modificano l’esperienza.
La composizione non è mai definitiva: sedute e volumi possono estendersi, contrarsi e assumere configurazioni differenti. È proprio questa apertura a lasciare emergere usi diversi, senza che la funzione venga mai dichiarata esplicitamente.
In occasione del Lake Como Design Festival, è stata presentata un’edizione speciale rivestita con Groma, il nuovo tessuto sviluppato da Pastina in collaborazione con Byborre, nato da una ricerca sui segni involontari lasciati dall’attività umana sul paesaggio e tradotti in un pattern tessile.
Il secondo è un progetto a più mani, il cui valore virtuoso – di responsabilità ambientale e sociale – brilla nell’anima handmade, volutamente imperfetta e ‘fulminante’.
Lo sgabello Tempesta in Galera è infatti il risultato della collaborazione tra Monoferments, laboratorio di ricerca indipendente di Monostudio, Legance e la Casa Circondariale di Monza.
L’iniziativa ha preso forma all’interno del carcere di Monza, attraversando un confine fisico e simbolico spesso percepito come separazione tra mondi opposti che, in realtà, convivono nell’esperienza umana.
Insieme ai falegnami Alberto e Giuseppe Discacciati (DB Arredamenti), Elisa Evaso e Luca Guglieri di Monostudio hanno sviluppato un percorso formativo coinvolgendo i detenuti nelle diverse fasi di progettazione e realizzazione dello sgabello.
Il progetto nasce dalla volontà di lavorare sul design dei comportamenti prima ancora che sul design dell’oggetto. Lo sgabello è stato concepito per essere realizzato con pochi strumenti e competenze accessibili, rendendo il processo produttivo replicabile anche in contesti normalmente esclusi dalle filiere tradizionali del design. Un sistema aperto, capace di attivare conoscenze, relazioni e autonomia a partire dalle risorse disponibili.
Più che un corso, il laboratorio è stato uno spazio di confronto, collaborazione e apprendimento reciproco. Il design, qui, è diventato strumento di relazione e crescita personale.
Tempesta è una collezione di Monoferments nata dal recupero di alberi abbattuti da eventi climatici estremi. Trasforma una perdita in una risorsa e restituendo valore a materiali destinati allo scarto.
A caratterizzare lo sgabello Tempesta in Galera è un elemento strutturale giallo che richiama la forma di un fulmine, omaggio alla Scarica Elettrica di Lapo Binazzi e all’esperienza radicale dei Global Tools. Ogni pezzo è unico e conserva le tracce del materiale e delle persone che lo hanno realizzato.
Per Monostudio, Tempesta in Galera rappresenta una forma di attivismo progettuale. Una sperimentazione che utilizza il design come strumento di trasformazione ambientale, culturale e sociale, generando valore attraverso il recupero delle risorse, il lavoro manuale e la condivisione delle competenze.
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Soglie. Foto Alessandro Ruffini
Soft Monuments. Foto Alessandro Ruffini
Foto Manuela Saulino
Tempesta. Foto Elisabetta Bongiorni
Elisa Evaso