La flower designer Sophie Wiking apre le porte della sua casa a Malmö. Colori morbidi, legno chiaro e un mix di oggetti di diversa provenienza esprimono l’immaginario estetico
di una creativa dal linguaggio istintivo ed emozionale
Un appartamento dei primi anni del Novecento arredato con un delizioso mix di mobili e complementi vintage e contemporanei, colori che richiamano le sfumature della terra, un’illuminazione morbida, fragranze che profumano gli ambienti. È un mood intimo e slow quello della casa di Sophie Wiking, rinomata flower designer svedese.
Uno spazio che rispecchia fedelmente l’immaginario estetico e il suo percorso di vita: prima giardiniera biodinamica, poi graphic designer, e infine approdata a Florista, il suo frequentato flower shop di Malmö.
Un modo per riunire le sue precedenti esperienze professionali, ma soprattutto per esprimere una creatività dall’impronta nordica che ritroviamo anche nella sua abitazione, arricchita da dettagli, oggetti e suggestioni che, racconta Sophie: «Spesso derivano da ispirazioni sottili e istintive, da atmosfere e sensazioni che poi cerco di ricreare nei miei spazi quotidiani».
Come sono nati gli interni della tua nuova casa?
Quando ci siamo trasferiti in questo appartamento, che è due volte più grande del precedente, volevo che le camere fossero accoglienti e funzionali, ma soprattutto che ogni ambiente fosse completo e arredato. Magari anche con configurazioni temporanee, perché di solito ci impiego parecchio tempo per trovare mobili che mi piacciano davvero. Per fare un esempio, prima di trovare il tavolo e le sedie della sala da pranzo abbiamo usato a lungo un ripiano appoggiato su cavalletti in modo da poter comunque avere ospiti in attesa di una soluzione definitiva.
Come hai selezionato i colori?
Istintivamente sono attratta da alcune tinte che mi mettono a mio agio, in genere neutre ma comunque con un loro accento di calore. Soprattutto amo sottolineare i volumi degli ambienti con una buona illuminazione, che deve essere morbida senza risultare fredda. Evito invece gradazioni dalla forte carica come il turchese o il rosso – mi inquietano.
Qual è il tuo ambiente preferito e perché?
Senz’altro la cucina. Non piccola ma nemmeno troppo dispersiva, è un ambiente discreto e soprattutto accogliente perché è lo spazio domestico dedicato ai momenti e rituali più intimi.
L’oggetto a cui sei più legata?
La locandina del film Roma di Fellini, senza dubbio. È letteralmente un pezzo della mia vita, che mi segue fin dal mio primo appartamento a Stoccolma e avrà sempre un posto speciale in tutte le mie case. Gli sono talmente affezionata da non avere mai voluto vedere il film per paura che non mi piacesse e cambiasse irrimediabilmente il legame emozionale che ho con il suo manifesto.
Qual è stato il tuo primo impatto con questo nuovo appartamento?
In realtà non è stato amore a prima vista. È passato diverso tempo prima che riuscissi ad apprezzarlo fino in fondo, anche se in teoria non gli mancava nulla di ciò che cercavo. Non mi sono sentita subito a casa, e per questo ho voluto dargli al più presto la mia impronta personale. Abbiamo ridipinto tutte le camere, levato il parquet scoprendo un bellissimo pavimento originale in legno e sostituito tutti i mobili della cucina.
Rimetti spesso mano alle soluzioni che trovi?
In genere no. Quando mi sento soddisfatta di un ambiente non lo tocco per molto tempo. Anche se ammetto di aver cambiato il colore della camera da letto già tre volte.
Cosa conta di più nella tua casa?
Una sensazione di sicurezza e tranquillità. La vedo come uno spazio dove prendere distanza dal mondo esterno e rilassarsi in piena libertà, senza rinunciare alla socialità ma in una dimensione intima e privata che mi corrisponde.
C’è una storia particolare legata a qualche arredo o a qualche oggetto che hai scelto?
Sì, proprio a uno di quelli che amo di più, un grande blocco in mattoni che ho trovato in un cantiere a Berlino. Mi piaceva talmente tanto che pur di portarlo a casa l’ho trascinato da sola per tutto il quartiere di Kreuzberg. A parte i mobili più importanti, quasi tutti gli oggetti che compro provengono dai tanti mercatini della città. E poi ci sono gli amori a prima vista, come il pannello in pelo di capra che ho scovato in una mostra d’arte a Berlino.
C’è uno stile o un linguaggio che ti caratterizza?
È soprattutto una combinazione di colori che richiamano le sfumature della terra e del legno e di tanti piccoli oggetti, vecchi e nuovi, che recupero nelle mie ricerche. Più che di stile parlerei piuttosto di un’impronta personale che esprime ciò che sono.
Da dove nasce il tuo interesse per l’interior design?
Da una grande passione per quello che nei miei codici estetici rappresenta la bellezza. Che non è necessariamente costosa o esclusiva, ma può essere semplicemente la radice di un albero dalla forma particolare in cui mi imbatto durante le mie passeggiate. Più che avere un codice stilistico, la casa deve essere soprattutto un mix di oggetti diversi che con la loro storia colpiscono la mia immaginazione e che per questo amo.