CASE
Oslo Delight

Semplice, pura, con delicati accenti di colore. Due progettisti spogliano la casa del superfluo e scelgono di vivere in ambienti essenziali dall’atmosfera rarefatta. Quasi sacrale

Nel centro storico di Oslo le strade sono strette e le facciate delle case si appoggiano le une alle altre, come se avessero bisogno di una spalla per restare in piedi. In uno di questi edifici risalenti al XVII secolo la coppia di creativi formata dall’italiano Alessandro D’Orazio e dalla norvegese Jannicke Kråkvik si cuce addosso un appartamento leggero, arredato con pochissimi oggetti, mobili selezionati e qualche opera d’arte.

È un ambiente meditativo, che invita all’introspezione. La sensazione di calma è accresciuta dalla tinta guida degli interni, una sfumatura di azzurro-grigio che campisce tutte le pareti. I due progettisti abitavano qui già da 14 anni quando hanno deciso di adottare un look più vicino al loro stile di designer, stilisti e consulenti d’immagine. «Abbiamo cambiato completamente il layout. Il bagno è diventato la cucina, e la cucina è stata spostata nel soggiorno». La caratteristica più sorprendente dell’appartamento, nonché marchio di fabbrica del lavoro del duo, è l’uso del colore.

Il monocromatismo blu, nella sfumatura Skyggeblå – per dirlo alla norvegese – crea un’atmosfera di assoluto relax: Alessandro avrebbe voluto dipingere anche i soffitti, ma Jannicke ha insistito per mantenere alcune delle caratteristiche originali dello spazio, così i gessi decorativi sono rimasti bianchi. «I coniugi Eames una volta hanno detto che il più grande lusso è una parete nuda. Non potremmo essere più d’accordo. Quando tutto era nelle scatole ci siamo resi conto di quanto poco avessimo bisogno». Seguendo l’istinto, la coppia si è cucita addosso una casa pura e rarefatta, “grezza e onesta” come amano definirla.

La cucina Studio Kitchen dell’azienda danese Frama assomiglia più a una grande credenza che a una canonica soluzione a incasso. Nella sua semplicità estrema è stata il punto di partenza del progetto, la vera fonte di ispirazione. «Non abbiamo iniziato i lavori finché il modello non è stato messo in produzione» sottolineano i proprietari. Decisamente di rottura la soluzione adottata per il soggiorno, dove non c’è un divano. Sono le sedie imbottite e i due tavolini rotondi a creare la zona conversazione. E a ingentilire l’insieme ci sono alcune piante inaspettatamente tropicali e pezzi vintage parte di una collezione personale costruita nel tempo, senza fretta.

In camera la testata del letto è stata sostituita da una porzione di muro dipinta a calce, i tradizionali comodini da uno sgabello di Charlotte Perriand e da un supporto ancorato a muro, e invece delle abat-jour l’iconica Parentesi. La matericità dell’insieme è accresciuta dal tessile in lino grezzo usato come copriletto. L’azzurro di fondo, nel bagno, cede il passo al bianco. La resina candida rende la sala una scatola monomaterica, il lavabo in battuto di terrazzo è stato realizzato su disegno di Alessandro D’Orazio.