Portrait
Zanellato Bortotto

Il duo di Treviso cerca progetti in cui mettere in discussione se stessi e il know-how dell’azienda. Per creare a quattro mani, nella fiducia e nello scambio reciproco di competenze

Uno studio ridotto all’osso: a Treviso ci sono solo Giorgia Zanellato e Daniele Bortotto con un graphic designer, mentre un nuova risorsa collabora in remoto da Venezia. “Siamo piccoli perché il nostro lavoro varia sempre – spiegano i due fondatori – preferiamo quindi affidarci ai diversi professionisti a seconda del progetto. Per un maggiore scambio di informazioni”. Acqua Alta, la collezione che segna la loro prima collaborazione nel 2013 e l’apertura dello studio nel 2015, traccia il fil rouge della loro ricerca progettuale: a matrice artigianale, legata al territorio e in stretta collaborazione con l’azienda.

“Ci piace pensare di costruire dei racconti sul luogo e sulla realtà produttiva, al di là della mera forma e funzione del prodotto”. Ben esemplificativo dell’idea di design di Zanellato Bortotto è Barena per Bottega Nove, una collezione di piccole piastrelle, nata dopo due anni di sperimentazione. “Volevamo raccontare quel distretto della ceramica, attivo fino agli Anni 80 e specializzato nelle smaltature. E il suo legame col fiume Brenta che lambisce Nove e arriva alla laguna di Venezia, creando una stretta correlazione con la Serenissima, di cui il distretto era fornitore. Ne raccoglie il testimone Bottega Nove, che sperimenta negli smalti, nei mosaici e nelle piastrelle di piccole dimensioni, passando dal pezzo unico ai prodotti in serie.

Barena nasce dall’omonimo paesaggio lagunare, periodicamente immerso in acqua marina e che alterna tracce di terra emersa alla vegetazione. Ci sono stati d’ispirazione sia il lavoro di Fulvio Roiter che ha immortalato soprattutto Venezia, sia le vedute aeree di questo paesaggio frastagliato. Le superfici ceramiche ne ricercano i particolari effetti di luce, qui ricreati attraverso smalti con lustri metallici. Il colore non nasce da dei campioni ma dalla sperimentazione in cottura, come per esempio il rame che, quando cotto, genera dei verdi con riflessi iridescenti. Le superfici presentano sia una texture tridimensionale, che rappresenta l’acqua, sia una liscia a evocazione della terra. Sono elementi da 10x20cm con una profondità non frequente nelle piastrelle e una disposizione di posa piuttosto libera”.

Le piccole realtà imprenditoriali sono la dimensione che più si attaglia allo studio perché in grado di rispondere a progetti complessi e customizzabili, realizzando prodotti non standard ma comunque scalabili. In questo senso Incalmi, laboratorio veneziano di smaltatura a fuoco sul rame in superfici di grandi dimensioni, recuperando la lezione di Gio Ponti. E De Castelli, che con il duo ha realizzato Rintracciare Venezia: tableau parietali in mosaico di metalli che richiamano la pavimentazione della Basilica di San Marco, trattati con procedimenti di ossidazione, spazzolatura ed erosione a creare singolari effetti di profondità e luce. “De Castelli ha sperimentato insieme a noi mettendoci a disposizione il loro know-how, con l’obiettivo di trovare nuovi approcci e tecniche alla lavorazione del metallo. Il progetto è nato dal dialogo e dalla fiducia reciproca, portando crescita e mutuo trasferimento di competenze, nonché un prospettiva diversa sull’azienda. Un atteggiamento piuttosto raro da incontrare”.

Il tessuto industriale italiano è costellato di piccoli produttori che della propria flessibilità e capacità produttiva possono e devono fare un elemento distintivo e che potrebbero trarre vantaggio proprio dalla visione del designer. È il caso di Bolzan Letti. “L’occhio del progettista esterno può non essere facile da comprendere da parte dell’azienda, perché il progetto potrebbe risultare prematuro o troppo distante dal percepito della propria identità. Bolzan è una sorta di laboratorio tessile che può sperimentare sull’imbottito e sul rivestimento in tessuto. Il primo letto Jack ha voluto scostarsi dal catalogo introducendo una struttura in legno che però è stata interpretata con un tessuto flessibile, double face e lavabile, cambiando i canoni del catalogo dell’azienda. Il progetto si è reso più maturo in tempi recenti, così da indurci a rileggerlo nei materiali, come i tessuti in canapa di Torri Lana e il cuoio conciato ai tannini naturali della conceria Presot, ottimizzando le lavorazioni interne e creando sinergie tra realtà affini.

Crediamo sia più importante elaborare un prodotto e migliorarlo negli anni, anziché caricare l’azienda con troppi prodotti che il mercato non ha il tempo di comprendere. Il nuovo Jack risponde al mutato uso della camera da letto, dove non si dorme solamente ma si ‘abita’ il letto con varie funzioni”. Anche in aziende dalle dimensioni maggiori c’è spazio per la sperimentazione. “A Ethimo abbiamo proposto una collezione che si discosta dal suo catalogo e che l’ha messa alla prova, da un lato, nella lavorazione delle strutture arrotondate in teak che richiamano le verande dagli arredi in bambù, dall’altro, nella ricerca dei materiali sia tessili, con un mix di tessuti ‘caldi’ e morbidi, sia litici come la pietra lavica e i mosaici artigianali dei piani che evocano gli Anni 30”.

Zanellato e Bortotto sono paradigmatici di una generazione di progettisti italiani che cerca una maggiore autenticità, coadiuvata dalla recente apertura e dalla voglia di contaminazione da parte delle piccole aziende. “Non vogliamo creare oggetti d’arte ma progetti scalabili e perfino implementabili. Così come per Bolzan è importante che il designer porti avanti i prodotti nel tempo, dandogli una nuova veste. Non si tratta di riedizioni, ma di un restyling che rappresenta un cambiamento d’uso e di atteggiamento. In futuro ci auguriamo di proseguire con collaborazioni di questo tipo. E di rimanere uno studio-laboratorio con la libertà e il piacere di progettare”.