ARCHITETTURA
Residenza d’artista

In Messico, lo studiolo dove gli artisti David Serrano e Robert Willson vivono e lavorano alle loro opere reinventa la tradizione nobiliare trecentesca di una sala dove coltivare i propri interessi

Durante il Rinascimento italiano, lo studiolo era una stanza di un palazzo in cui il proprietario poteva ritirarsi in un ambiente privato per dedicarsi alla lettura, alla scrittura e ad altre attività culturali. Anche lo Studiolo firmato da Workshop, Diseño y Construcción a Merida, in Messico, è uno spazio dedicato all’arte, una residenza laboratorio per gli artisti David Serrano e Robert Willson che qui possono lavorare alle loro opere, rilassarsi e incontrare collezionisti, galleristi, artisti, colleghi e amici.

L’edificio fonde elementi dell’architettura coloniale yucateca con dettagli desunti dai lavori dei maggiori architetti italiani del XX secolo. Dentro, i materiali tradizionali sono stati utilizzati in modo contemporaneo, Per esempio, la ceramica del pavimento non forma decori e tappeti che corrispondono alle dimensione o all’orientamento delle stanze, ma crea pattern che si sviluppano autonomamente senza per forza tener conto dell’organizzazione spaziale.

Sulle pareti è stato utilizzato il chukum, un intonaco 100 per cento naturale fatto con la resina dell’omonimo albero autoctono dello Yucatan combinata al carbonato di calcio, declinato in differenti tonalità. Le finestre con cornici in ferro nero sono riprese dall’architettura funzionalista e collegano gli interni al giardino, generando una piacevole brezza grazie alla ventilazione incrociata.

L’organizzazione delle funzioni è molto semplice, con zona giorno al piano terra e camera privata al piano superiore. A scompaginare l’ordine e l’essenzialità delle aree un cubo di vetro arancione, originale ‘contenitore’ per il bagno di servizio e superficie su cui gli artisti disegnano, fanno schizzi o prendono appunti. Tra gli arredi molti pezzi iconici, come la LC1 di Le Corbusier e una lampada di Verner Panton.

Fuori, sul retro, la piccola piscina nera allude all’opera di Mies van der Rohe. La scala a chiocciola esterna conduce alla camera con letto al centro, corredata da una wet room per il benessere, una cabina armadio e un utile locale lavanderia.

di Francesca Tagliabue foto di Tamara Uribe