Con un approccio eclettico e personale, sostenuto da una coerenza stilistica intransigente, Elisa Ossino sviluppa una progettualità ricca di riferimenti artistici, materici, multidisciplinari
Architetto e designer Elisa Ossino combina astrazione geometrica, monocromi, riferimenti metafisici e surrealisti, creando un rapporto coerente e allusivo tra luce, oggetti e spazio. A ispirare il suo stile compositivo è una figura di sospensione scenica, ricorrente nel disegno senza peso di ogni intervento. Linee essenziali e geometrie sono i tratti distintivi dei suoi progetti di design, che conferiscono allo spazio in cui si trovano un profondo senso scenografico. Progetti definiti da leggerezza e intensità, che si focalizzano sulla composizione e sul peso degli oggetti nello spazio: pochi segni, ma molto forti, e gli oggetti stessi diventano simboli che sviluppano significati. Un approccio eclettico, grazie al quale Elisa Ossino – e il suo studio – realizza progetti di architettura, art direction e design per i principali brand del settore, lasciandosi ispirare da realtà diverse, come l’arte, l’architettura, il teatro. Traducendo le tracce dell’immaginario collettivo nelle sue visioni.
La geometria, un tema che ricorre sempre nei tuoi lavori
Sono molto attratta dalla geometria e in particolare dal cerchio. È una forma che reputo perfetta, non ha un inizio né una fine. È un infinito, una forma essenziale, morbida, rassicurante, protettiva. Per questi motivi la utilizzo spesso nei miei progetti. E poi, è attuale, è un continuo rimando a tematiche importanti come l’economia circolare.
Lo showroom Salvatori. Un esempio perfetto di materia, design e scenografia
Parlare di Salvatori significa parlare di pietra e dell’unicità di questo straordinario materiale. Un materiale che permette di realizzare non solo superfici scenografiche ma anche oggetti, che puoi riprodurre in chiave industriale ma che rimarranno sempre unici. Nello spazio Salvatori ogni anno lavoriamo su un tema, mantenendo una coerenza stilistica che mi interessa particolarmente, le texture a contrasto, per fare emergere il materiale come un insieme di pattern e geometrie. D’altronde l’alternarsi di pattern, texture e cromie è la cifra stilistica del nostro studio, e crediamo di aver interpretato la magia di questo spazio sorprendendo il visitatore che passa da una stanza all’altra, da un livello all’altro. Tutto questo è reso possibile anche dalla capacità tecnica dell’azienda nella lavorazione del marmo, che per me è attinente a un vero e proprio arredo ad arte. Infine, io sono siciliana, terra di mosaici, che amo riproporre in chiave contemporanea. Questa è la mia magnifica ossessione, dove la parola chiave è astrazione, la ricerca di forme purissime e astratte.
Lo spazio come teatro?
Lavorare su pochissimi segni e significati in rapporto allo spazio è una componente che attraversa tutti i miei progetti. Io tendo a semplificare, a fare sparire gli aspetti funzionali dietro altri segni. Amo un ambiente sinestetico, perché posso poi coinvolgere lo spettatore con l’insieme dei suoi sensi.
Vorresti progettare, e come, una fiera dedicata al bagno e alle superfici?
Certamente, ma non ti direi mai come! È un sogno, un desiderio, un progetto che per ora tengo nel cassetto. Posso solo dire che lavorerei molto sulla materia.
H+O. Un progetto dedicato al surface design ma anche a installazioni multimediali
Fondando con l’amica Josephine Akvama Hoffmeyer H+O abbiamo voluto indagare e ricercare un modo di vivere contemporaneo, addentrandoci in un territorio sperimentale. Utilizzando per questo, come base fisica, un appartamento galleria in via Solferino. Qui possiamo lavorare attorno al tema delle superfici che è un settore che ci interessa, e diverte, davvero molto. La superficie è una pelle, che connota il tutto e risulta determinante in tutto il progetto di un interno. Adesso ci stiamo concentrando sul ruolo delle pareti, che a nostro parere è stato un po’ abbandonato negli ultimi anni.
Il fil rouge fra architettura, design, prodotto, set design e art direction?
Sono aspetti fortemente integrati, difficile se non impossibile separarli. Sono il risultato di esperienze fatte in tanti settori, anche diversi fra loro. Noi progettiamo showroom, vetrine, stand, mostre, scenografie teatrali, cercando di creare una tensione visiva molto forte. Lavoriamo su una composizione, che si avvale di tutti questi aspetti. Cerchiamo un risultato che può essere definito come il peso di un oggetto all’interno di uno spazio. Se poi a questo fil rouge si aggiunge un personale amore per l’arte, e in particolare per le nature morte, ecco che il quadro, o il cerchio, si completa. È una coerenza che ci porta a ricercare la semplificazione dello spazio, uno spazio che deve imprimersi nella memoria dello spettatore.