Sobria ed essenziale, eppure morbida e accogliente, Casa Soleto è una dimora rustica e al tempo stesso ricercata, nata dall’attento recupero firmato da Studio Andrew Trotter e Marcelo Martínez. Per vivere una Puglia autentica
Tonalità terrose, calde e materiche, rivestono – e illuminano – gli interni di un palazzo del XVII secolo dove ogni elemento, originale, recuperato o creato, è stato scrupolosamente realizzato da artigiani e realtà locali per attenersi al contesto storico e territoriale in cui sorge, quello di Soleto, piccolo paese della Grecìa salentina dove il tempo sembra essersi fermato. A metà strada tra due mari, lo Ionio e l’Adriatico, non lontano da Lecce e vicino a Galatina, Soleto è un luogo raccolto ai margini dagli itinerari turistici più battuti dove alcuni anziani parlano ancora il griko, antico dialetto di origine greca radicato nella zona. Qui, sorge una dimora intima e accogliente. Dalle linee essenziali ma colma di elementi, mobili e oggetti della memoria che ne fanno assaporare la storia, è il frutto del progetto di recupero e restauro intrapreso con passione e caparbietà da Studio Andrew Trotter e Marcelo Martínez che hanno curato con sapienza e rispetto ogni dettaglio.
Estesa su 220 metri quadrati, con patio anteriore e un cortile con giardino sul retro, Casa Soleto è impregnata del fascino imperfetto e misterioso delle vecchie dimore. Se la facciata fronte strada è adornata da decori barocchi, la configurazione interna è labirintica: al piano superiore si accede soltanto tramite una scala esterna nel cortile d’ingresso. Quando nel 2020 l’architetto inglese Andrew Trotter, già progettista di Masseria Moroseta a Ostuni e Borgo Gallana a Oria, e Marcelo Martínez si sono imbattuti nella casa, questa non veniva abitata da più di 20 anni. Le stanze dagli alti soffitti a volta erano piene di mobili, libri, vestiti e vecchie fotografie di famiglia. Neanche la pandemia e gli svariati problemi che hanno rallentato i lavori hanno ostacolato i due proprietari, ormai innamorati un’abitazione che non aveva neanche un muro dritto.
Quella proposta oggi è una dimora silenziosa. Un rifugio avvolgente permeato da un lusso in sottrazione. Gli ambienti, che per la maggior parte conservano pavimenti originali, come originali sono la cucina rustica e graziosa e le porte interne (alcune persino di 300 anni fa), sono definiti da una palette calda declinata nei colori della terra, dai più neutri agli aranciati fino ai più intensi, con tocchi di verde bosco e azzurro carta da zucchero. Un intonaco materico dalle cromie ora cremose ora polverose enfatizza le scelte accurate di ogni dettaglio. Il risultato è un’esclusività interpretata nella sua accezione più intima. Una ricercatezza in punta di piedi.
Il segreto di questa accogliente guest house è celato dietro la cucina, dove un tempo era ospitata una cappella, ora diventata una stanza dotata di un lungo divano, che può anche essere trasformato in due letti singoli, di un bagno privato e di una doccia esterna. Oltre al soggiorno e alla sontuosa sala da pranzo, al piano terra spicca la piscina che, con discrezione, occupa una parte del giardino.
Il piano superiore ospita tre camere, di cui una padronale con terrazzo e ampio bagno in cui troneggia un’antica vasca in ghisa. Tutte le sale da bagno si distinguono per la scelta accurata di sanitari, accessori e rivestimenti che rimandano a un passato fatto di cose preziose (in quanto) poetiche nella loro semplicità quotidiana.
Tappezzeria e tende in lino realizzate dall’artigiano locale Paglia di Lino, mentre le porte sono state realizzate da Alba Falegnameria; intonaci di Domingue Finishes e tappeti in iuta di Armadillo; arredi di design firmati Frama, imbottiti By Blasco, ma anche pezzi speciali come il tavolo da pranzo in noce del XVIII secolo recuperato da un monastero in Abruzzo e scovato da Le Icone – Furniture & Decor a Cisternino. Opere d’arte trovate nell’abitazione o commissionate, come i dipinti della giovane artista di Anversa Eleanor Herbosch. E ancora, le stoviglie che sono state disegnate ad hoc dalla chef Giorgia Eugenia Goggi e prodotte da Nicola Fasano. Ogni singolo fiore posato in un vaso, ogni nicchia, ogni scorcio, ogni vista che sottende un gesto – autentico. Tutto in Casa Soleto concorre a donare un’esperienza semplicemente salentina.