Coerente con il contesto. Il progetto di interior di una casa a Milano ripercorre i codici e lo stile del razionalismo Anni 30. Con rigore e leggerezza
La dolce melodia di un’arpa arrivò chiamando una mattina di primavera mentre Marco Bertolini passeggiava per il quartiere del Conservatorio Giuseppe Verdi a Milano. “Sarebbe così bello svegliarsi ogni mattina con questa musica!” pensò, ignaro che pochi mesi dopo, la prima proposta di un agente immobiliare al quale si era da poco rivolto sarebbe stata quella di un appartamento proprio in questa zona. Marco, fotografo, interior designer e creativo a tutto tondo con sede a Milano, ha colto al volo la proposta e fu amore a prima vista.
L’appartamento si presentava come un rettangolo con una terrazza lunga e stretta che percorreva tutta la sua lunghezza. Non vi erano altri particolari di interesse e l’interno era suddiviso in piccoli ambienti irregolari, ma l’assenza di strutture portanti interne faceva sì che tutto fosse possibile. “Ho progettato il nuovo layout la sera, e quello è stato. Avevo le idee molto chiare, l’appartamento e la sua configurazione me lo suggerivano. Così ho abbattuto tutti i muri, volevo uno spazio generoso senza confini e con molta luce”, dice Marco che ha diretto l’intero processo di ristrutturazione avvalendosi di un tecnico per le opere che necessitavano di permessi. “Ho ripensato l’intero impianto: la cucina si trovava dove ora c’è il bagno, la camera dove ora c’è la cucina… niente è rimasto dove si trovava”.
Per i materiali ha deciso di rimanere fedele al razionalismo degli Anni 30, uno stile audace e geometrico. “Visionato campioni e fatto prove, ho capito che gli unici materiali che l’appartamento chiamava erano quelli che vedevo intorno a me, ovvero quelli tradizionalmente impiegati nel razionalismo italiano: travertino non lucidato per la terrazza, mentre per gli interni molto bianco, vetro, un po’ di ottone e naturalmente pavimenti in legno. Non poteva essere né troppo romantico né troppo femminile, doveva essere coerente al contesto”.
Per gli interni ha scelto un parquet in acero chiaro non lucidato, semplici porte a tutta altezza per renderle meno evidenti e un marmorino bianco su tutte le pareti. I mobili cambiano regolarmente pur essendo coerenti con una tavolozza terrosa e neutra. “Penso che il bianco, il marrone e il verde rappresentino una combinazione perfetta, senza tempo, fresca ma estremamente elegante e accogliente. Dopo tutto, sono la base del movimento modernista americano e brasiliano”.
La sua collezione di mobili e accessori proviene da una varietà di fonti e viaggi. Ogni volta che va in Marocco non può fare a meno di portare a casa tappeti annodati a mano, contemporanei o vintage, molti dei quali conservati segretamente in un armadio. Ha un debole per il design scandinavo, lo testimoniano le poltrone PK22 di Poul Kjaerholm e un tavolo da pranzo Anderssen circondato da un mix di sedie Fritz Hansen Serie 7 vintage provenienti da Modernity Stockholm. Ci sono anche elementi vintage italiani e francesi, mentre il divano, il letto e le lampade sono di Molteni & C., Maxalto, Flos e Artemide. Infine, opere di giovani artisti scoperti durante i suoi viaggi contribuiscono al fascino di questa casa.
Ma col tempo possiamo solo immaginare che sia sempre più difficile per questo appassionato collezionista di arte e design trovare un equilibrio nei suoi interni perfettamente curati. Cosa si deve fare a quel punto? “Ogni dieci anni è il momento di cambiare casa. Ormai siamo sempre più nomadi, accumulare è cosa di altri tempi e sicuramente non fa per me. Il mio abitare ideale è in un monastero, pareti in calce, assi di legno a terra, un tavolo, due PK22 e un impianto hi-fi”.