CASE
Maison Margiela

La casa di campagna di Jenny Meirens, compianta co-founder del fashion brand Margiela, dissolve i confini tra in e out, creando un continuum arioso, sobriamente elegante.
Nessuna ostentazione: tutto si sottrae per valorizzare

Lo stile e l’eredità di Jenny Meirens – compianta co-founder del fashion brand Maison Margiela – rivive ancora oggi nella sua casa a Pajottenland, un verde e affascinante sobborgo di Bruxelles, conosciuto anche come la ‘Toscana del nord’. Un’icona di design progettata dall’architetto Luc Maes con un preciso obiettivo: narrare le radici fiamminghe e le passioni di Jenny, in primis l’architettura giapponese e l’amore per i grandi tetti di paglia delle fattorie del Sol Levante e quello per le abitazioni tipiche di Retranchement, caratteristico villaggio belga al confine con l’Olanda.

Partendo da queste suggestioni Maes ha disegnato due case gemelle – collegate tra loro da una passerella utilizzabile anche come terrazza – mixando con originalità stile brutalista e gusto rurale: da qui l’idea di poggiare la struttura in larice dipinto di nero del primo piano e del pianterreno su una base in cemento destinata a ospitare garage, cantine, sala giochi e uno studio affacciato sulla piscina.

Assi di legno e cemento sono, dunque, protagonisti assieme a un terzo materiale, il vetro, per annullare il più possibile la distinzione tra esterno e interno. Infatti, se le finestre delle camere hanno una dimensione classica volta a preservare una sensazione di calore e intimità, le ampie vetrate terra-cielo dell’area living offrono una vista panoramica sul paesaggio per un effetto immersivo.

Quanto agli arredi, ci ha pensato Frank Pay, interior designer, proprietario del negozio di mobili vintage Showroom 144 a Bruxelles nonché figlio di Meirens, combinando il gusto contemporaneo con la patina del tempo. “Il mio lavoro è senza tempo, universale, purista, funzionale e incentrato sui principi del Feng Shui”, spiega Frank. “Mi piace servire l’architettura, la luce, il suono, il corpo e lo spirito umano. Il lusso ostentato non fa parte del mio lessico”.

È la premessa che lo ha portato a creare una miscela di stili ed epoche diversi, di oggetti vintage, creazioni artigianali e design industriale: si va dagli interruttori Bauhaus al tavolo Anni 80 con piano rivestito in pelle della zona pranzo, dalle lampade per fotografi reinventate come luci d’ambiente fino alle sedie Toga di Sergio Mazza e alla poltrona a dondolo Anni 70 di Paul Tuttle. Sullo sfondo, una cornice di toni chiari e scuri valorizza l’interessante gioco di volumi dell’architettura.

Tra le soluzioni su misura spicca la cucina disegnata ad hoc, super accessoriata e dotata di una giocosa superficie a lavagna con barra magnetica per coltelli, di piani di lavoro in ardesia, oltre che di mobili e scaffali ricoperti con legno di recupero proveniente da vecchi vagoni ferroviari. Non manca poi un giardino progettato in stile romantico da Vincent de Roder, la perfetta cornice per una casa curata in ogni dettaglio, contemporaneamente innovativa e poetica, specchio dell’estro e dello spirito visionario della sua proprietaria.