STUDIO VISIT
Clotilde Ancarani

Dipinti, sculture, ma anche oggetti e arredi sono i protagonisti dell’atelier di Clotilde Ancarani a Bruxelles. Un ambiente dove si fondono artigianato, arte e design

Nel cortile che conduce all’ingresso due sculture in bronzo a forma di goccia e un tavolino nello stesso materiale, con il piano sagomato a foglia, accolgono i visitatori. Siamo nell’atelier di Clotilde Ancarani, artista visiva, pittrice e scultrice nata a Chicago da padre italiano e madre belga. Una bottega ricavata negli spazi che un tempo ospitavano una falegnameria, incastonata in una casetta che starebbe bene in un villaggio, nascosta dietro a un edificio anonimo nella municipalità di Ixelles.

È qui, in questa lussuosa zona di Bruxelles immersa tra campagna e boschi, che Ancarani ha trovato l’atmosfera giusta per il suo laboratorio situato, caso vuole, in Rue de l’Eté, letteralmente “via dell’Estate”, la sua stagione preferita per le passeggiate nel verde. Su una facciata bianco sporco una porta-finestra in vetro e metallo permette di accedere all’interno, in un ambiente distribuito su due livelli collegati da una scala in legno dalle colonne tornite e giocato su una tavolozza di toni chiari che oltre a trasmettere una sensazione di calma va a comporre uno sfondo che fa risaltare le opere esposte.

“Arte funzionale”, così definisce il suo lavoro Ancarani, fautrice non solo di dipinti e sculture artistiche in cui i pregi e i difetti delle piante, i tronchi d’albero abbattuti, la corteccia mangiata dal muschio, diventano fonte d’ispirazione, ma anche di oggetti di design dalle forme organiche finemente cesellate: si va dai tavolini ai candelabri, dagli specchi alle lampade, dai vasi alle panche, dagli sgabelli alle console. Pezzi artigianali, fusi in bronzo a cera persa secondo una tecnica millenaria, per dare vita a striature ruvide ed espressive. È la tensione tra la rigidità del metallo e la delicatezza delle forme ciò che Clotilde ricerca: “La corteccia è calda, morbida, fragile”, ha dichiarato. “Adoro il contrasto che dà la sensazione di toccare questo rilievo così tenero in un materiale duro e freddo come il bronzo. È un po’ come la contraddizione che mi affascina tanto nelle donne”.

Tra le sue mani le foglie di ninfee si trasformano in applique. Altre foglie ingrandite come attraverso un cannocchiale diventano sedute, luci e altro ancora. Mentre sulle pareti le sue tele realizzate con pittura a olio arricchita con sabbia e terra raffigurano tronchi inquadrati da vicino, che potrebbero estendersi oltre i limiti del dipinto e che da soli o allineati con altri come un bosco di betulle semplificato all’estremo trasudano una sottile malinconia che invita alla riflessione e alla contemplazione. La fusione di arte e design pervade ogni centimetro dell’atelier, dove tra scaffali, nicchie, tavoli da lavoro e pedane espositive non manca un salotto per i momenti di relax.