Un prototipo di casa sostenibile immersa in una riserva naturale tra le montagne messicane di Valle de Bravo. Progettata dagli architetti Javier Sanchez e Robert Hutchison e incentrata sullo stretto dialogo tra pietra lavica e legno
In un’area protetta a Temascaltepec, località rurale a 140 chilometri da Città del Messico, Rain Harvest Home o Casa que Cosecha Lluvia – in italiano ‘la casa che raccoglie l’acqua’ – è un esperimento di progettazione rigenerativa nella riserva El Peñón nella Valle de Bravo, un piano di sviluppo sostenibile che si basa su un modello di coesistenza con la natura volto a contrastare i rischi di siccità nella stagione invernale, l’erosione del suolo e le frequenti inondazioni che colpiscono la regione durante la stagione delle piogge.
In questo contesto – completo di fattoria per la produzione di ortaggi, frutta e cereali con metodi di permacoltura, e animato da pecore, galline e mucche – vivono ottanta famiglie, ciascuna chiamata, nella propria abitazione, a raccogliere acqua piovana in modo da coprire il 60 per cento del proprio fabbisogno idrico, mentre il restante è fornito da quindici serbatoi comunitari. Con la Rain Harvest Home gli architetti e amici Javier Sanchez (JSa Arquitectura) e Robert Hutchison (Robert Hutchison Architecture – RHA) hanno voluto fare un ulteriore passo in avanti rispetto a questi obiettivi, dotando la casa di un sistema idrico completamente autosufficiente, ma anche in grado di conferire la sua eccedenza ai serbatoi della riserva.
Il tutto con una residenza ‘sparsa’, suddivisa in tre strutture separate e collegate tra loro da sentieri, per un’esperienza immersiva nella foresta incontaminata e avvolgente. La casa principale si presenta come un padiglione con vista sul paesaggio su tutti i lati dell’edificio, posizionato di fronte a un piccolo bacino d’acqua. Qui si trovano un ampio spazio outdoor coperto, una zona pranzo e una cucina, due camere da letto, i bagni e un locale di servizio. Non distante, un edificio a pianta circolare di sedici metri quadrati accoglie una piccola spa con vasca centrale per bagni caldi, oltre a sauna e doccia a vapore.
La terza struttura, di forma rettangolare, ospita uno studio-atelier con ‘skyroom esterna’, ovvero un patio al livello superiore. L’approccio progettuale puntava alla sostenibilità, così che oltre a prevedere pannelli solari, si è prestata particolare attenzione alla scelta dei materiali. “Sebbene l’edilizia messicana sia tradizionalmente incentrata sull’uso di muratura e cemento, abbiamo deciso di investire nel costo iniziale più elevato della costruzione in legno, in maniera da ridurre significativamente la nostra impronta di carbonio nel tempo”, spiega Sanchez.
Tutti gli edifici vantano, dunque, un’intelaiatura in legno e un rivestimento in pino tinto nero, le fondamenta in calcestruzzo sono sormontate da pavimentazioni in pietra vulcanica, mentre sui tetti spuntano lucernari rivestiti con lastre d’acciaio non rifinite che con il tempo genereranno una patina affascinante. Negli ambienti interni le finiture comprendono anche compensato di pino giallo, mentre gli arredi – sia indoor che outdoor – rispondono a un minimalismo caldo, fusione di elementi moderni con altri d’epoca o dal sapore più rustico.
Eloquente, sotto questo aspetto, la cucina a isola dove tra la tonalità scura della pietra lavica, le venature più chiare delle travi a vista sul soffitto e del tavolo da pranzo e l’antracite degli scaffali e mobili in legno si staglia l’acciaio inox del banco da lavoro. Più intime e raccolte l’area lounge e la camera da letto, che con le loro boiserie alle pareti richiamano lo stile scandinavo. Di primaria importanza il ruolo di finestre e vetrate, dispositivi realizzati in più sagome, altezze e misure, per incorniciare frammenti di panorama e creare un gioco di prospettive e una connessione tra dentro e fuori senza soluzione di continuità.