Con la sua tavolozza di texture e materiali che parlano della tradizione del luogo e la sua scenografica articolazione spaziale, la residenza progettata dall’architetto Manuel Cervantes è un esempio di architettura messicana contemporanea
Dialogo tra ripetizione e variazione, composizione lineare e coerenza con le specifiche dell’ambiente circostante sono solo alcuni dei tratti distintivi dei progetti dell’architetto messicano Manuel Cervantes, classe 1977, fondatore dello studio CC Arquitectos, oggi Manuel Cervantes Estudio.
Queste peculiarità sono evidenti una volta varcato l’ingresso di Casa Tepetate, villa indipendente a ovest di Città del Messico che prende il nome dal terreno calcareo rossastro diffuso nelle regioni vulcaniche del Paese centroamericano: il materiale è presente nella fondamenta dell’edificio e il suo colore è richiamato nelle partizioni di cemento pigmentato dello stesso, il che crea uno sfondo terroso per il verde del fogliame che avvolge l’abitazione.
Su una superficie di circa 750 metri quadrati, Cervantes ha disegnato una struttura composta da due grandi volumi in calcestruzzo, con una pianta a croce latina, distribuita su quattro livelli sfalsati per adattarsi all’irregolarità del terreno.
Con una palette cromatica di toni naturali che vanno dal grigio al beige, gli interni ruotano attorno a tre patii sviluppati intorno ad altrettanti alberi preesistenti alla casa stessa, alberi appositamente protetti tramite un sistema di piattaforme costruito attorno alle radici.
Il cortile più ampio, delimitato da una muratura in basalto, mette in comunicazione l’ingresso e la scala principale con lo studio al primo piano interrato in un percorso obbligato che a poco a poco conduce dentro la residenza.
“Quando abbiamo immaginato il progetto, la presenza di questo trio di piante è diventata il tema centrale”, ricorda Cervantes. “A questo si sono aggiunti la necessità di fornire a tutti i locali luce e ventilazione naturale, dal momento che i volumi sono parzialmente al di sotto del livello stradale, e l’importanza di rispettare la topografia accidentata del sito”.
Di qui anche l’idea di concepire gli spazi all’insegna della continuità tra dentro e fuori con serie di vetrate a tutta altezza e disponendo piante ovunque (vedi la cucina, anima della dimora, dove la vegetazione sembra voler invadere ogni angolo).
In tutto ciò soffitti in calcestruzzo nervato ricorrono in tutto l’edificio ricoperti da lunghe doghe in legno che, oltre a dare ritmo agli ambienti mediante schemi ripetitivi, donano alla casa un tocco elegantemente rustico.
Il risultato è un contrasto materico e di vuoti e pieni di grande impatto estetico, accentuato dalle sezioni di pavimentazione in pietra vulcanica nera, altro materiale selezionato perché in sintonia con il contesto, nonché per le proprietà tattili. “Lo sforzo di rispettare l’identità dei luoghi è alla base del mio lavoro”, dichiara Cervantes.
Ed è proprio questa filosofia ad aver orientato il design degli arredi di casa Tepetate, affidato allo studio Habitación 116: “Mobili, interni e materiali sono astrazioni essenziali delle case tipiche messicane”, per dirla con le parole di Cervantes, abile nel far sì che sia il design strutturale a definire l’atmosfera di un progetto, così come nell’interpretare in maniera personale la dualità tra vernacolare e moderno.