ICONS
Oscar Niemeyer

California, 1964: Oscar Niemeyer progetta “da remoto” una villa per il regista Joseph Strick. Uno spazio lirico, sorretto da un’organizzazione logica e rettilinea

Una villa progettata “da lontano”, perchè il rapporto tra Oscar Niemeyer e gli Stati Uniti, date le sue simpatie comuniste, è sempre stato piuttosto complesso. Durante i primi Anni 50, l’architetto brasiliano fu – insieme a Le Corbusier – parte fondamentale del team di architetti dietro la progettazione della sede delle Nazioni Unite a New York, completata nel 1952. Ma nel giro di pochi anni gli fu impedito di visitare gli Stati Uniti a causa delle sue opinioni politiche e della sua personale amicizia con Fidel Castro.

Così quando, nei primi Anni 60, il regista Joseph Strick – dopo aver visitato la casa di Niemeyer a Rio de Janeiro e la capitale Brasilia, che ospita molti degli edifici più significativi dell’architetto – gli chiese di progettare una casa a Los Angeles scoprì che Niemeyer avrebbe dovuto progettare la nuova residenza in remoto. Impresa non facile: Strick e Niemeyer comunicarono per telefono e per posta, mentre le idee si sviluppavano e si evolvevano, alimentate da fotografie e rilievi topografici.

La moglie del regista, Anne, pose il veto alla prima proposta di Niemeyer e la seconda, con un livello di camere sotterranee, fu respinta dalle autorità locali. La casa che Strick decise di costruire fu, quindi, il terzo progetto: un edificio lineare a forma di T che sfrutta al meglio le connessioni tra spazi abitativi interni ed esterni.

Una villa in mattoni e vetro a pianta aperta, dove uno spazio generosamente dimensionato e voluminoso ospita gli spazi abitativi principali, con la zona soggiorno sottilmente distinta dalla sala da pranzo e dalla cucina grazie a un dislivello del pavimento. Le vetrate su entrambi i lati si collegano ai giardini, mentre la stecca dell’edificio ospita le camere da letto e gli spazi di servizio.

La famiglia continuò a vivere lì per quasi 40 anni finché non fu venduta a uno sviluppatore che intendeva demolire l’edificio finché la commissione locale per i monumenti non venne a conoscenza dei suoi piani e riuscì a bloccarli. La storia catturò l’attenzione del progettista ed esperto di restauro Michael Boyd, che colse l’occasione per acquistare la casa e trasferirsi dalla costa orientale a quella occidentale. Boyd intraprese un attento restauro e aggiornamento dell’edificio.

Oltre all’introduzione di servizi moderni e alla sostituzione di alcune finiture – come il pavimento in legno di palma nel living – l’unica modifica significativa alla struttura originale è stata la conversione del garage al piano seminterrato, che è diventato una grande biblioteca. I Giardini – che, ahimè, erano già stati smantellati dallo sviluppatore – hanno invece richiesto un restauro più esteso, traendo ispirazione sia dallo stesso Niemeyer che dal paesaggista brasiliano Roberto Burle Marx, con cui l’architetto aveva spesso collaborato.

La casa restaurata è quindi diventata l’ambientazione perfetta per la vasta collezione di mobili dei Boyd, che include pezzi di Niemeyer e, tra gli altri, di Charlotte Perriand, Alvar Aalto, Jean Prouvé, Gerrit Rietveld, Hans Wegner ed Eero Saarinen. Il magistrale restauro di Boyd ha ottenuto l’approvazione dello stesso Niemeyer, sebbene l’architetto non sia mai riuscito a visitare la sua unica residenza americana, e l’edificio ora è riconosciuto come parte rilevante del canone del maestro brasiliano.