RISTORANTI
Mocha Pune

In India, Loop Design Studio progetta un ristorante di grande impatto scenico, sfruttando al massimo l’altezza dello spazio per ottenere un ambiente monumentale. Che pare quasi scolpito in un unico blocco di materia

Sembra emergere da una terra antica e remota, scavato nella pietra come un rifugio primitivo o una roccaforte dimenticata. L’ambiente di Mocha, ristorante progettato da Loop Design Studio al 15esimo piano di un edificio commerciale a Pune, nell’India occidentale, evoca la monumentalità di una cava o l’estetica delle abitazioni rupestri dei nani di Moria, la città sotterranea della Terra di Mezzo immaginata da Tolkien, regno di un popolo leggendario di abili minatori e scalpellini. Ma può anche far venire in mente il deserto di Arrakis, il pianeta sabbioso e inospitale di Dune, il romanzo di Frank Herbert approdato al cinema in più adattamenti, il più recente diretto da Denis Villeneuve.

Concepito da un team guidato da Suvrita Bhardwaj e Nikhil Pratap Singh, la location si articola in una sequenza di spazi immersivi dove forma architettonica, materia e luce si intrecciano in una composizione densa e calibrata. Colonne massicce, volumi aggettanti, elementi sospesi e scavati – alcuni dei quali paiono sfidare la gravità – definiscono un interno di oltre 800 metri quadrati, sfruttando un’altezza di sei metri parzialmente coperta da lucernari e pareti vetrate che lasciano filtrare una luce naturale morbida.

Qui le superfici presentano una texture stratificata, simile a quella dei sedimenti rocciosi, laddove colonne, pareti e soffitti sono stati realizzati con tubi cavi in acciaio rivestiti con compensato flessibile, modellati con una rete metallica e una malta a base di stucco, e ulteriormente lavorati con una spazzola metallica per accentuarne la rugosità.

In questo scenario, vasi capovolti fissati al soffitto, lampade a sospensione in fibre naturali, mensole in legno grezzo ed enormi giare in terracotta concorrono all’atmosfera scenografica di un ristorante comprendente diverse aree pranzo, ognuna con una propria identità: panche curve per gruppi numerosi, tavoli in marmo, sedute che abbinano legno e tessuti caldi. L’insieme è coeso grazie a una palette cromatica terrosa, con sfumature di beige, tortora, accenti dorati.

Il pavimento in piastrelle vetrificate color fungo rafforza l’effetto polveroso del luogo, in un progetto giocato sul contrasto tra intimità e maestosità scultorea, tra artificio e geologia, dove la meticolosa cura dei dettagli delle giunzioni – caratteristica che fa sì che le superfici si fondano senza soluzione di continuità tra piani orizzontali e verticali – rafforza l’idea di un’architettura scolpita piuttosto che costruita.