CASE
Suzhou Tongli Villa

Hangzhou Shihe Design firma una residenza dai volumi aperti e fluidi, articolata attorno a un cortile centrale. Pensata per lo slow living, la composizione spaziale, misurata e quasi monastica, dialoga con la tradizione architettonica cinese

Situata nel cuore di Suzhou, in Cina, una residenza di 450 metri quadrati progettata dallo studio Hangzhou Shihe Design, sotto la direzione di Chen Kezhi e Wang Zhiqiang e ribattezzata Suzhou Tongli Villa, nasce dall’intenzione di offrire uno spazio abitativo capace di accompagnare il vivere quotidiano con discrezione e profondità.     

L’organizzazione degli spazi segue una logica misurata e rigorosa. Gli ambienti interni sono disposti secondo una sequenza che gli architetti definiscono quasi monastica, pensata non per favorire la pura funzionalità del passaggio, ma per incoraggiare la pausa, l’osservazione, la concentrazione.

Ogni soglia è progettata per rallentare il passo e orientare l’attenzione verso la qualità della luce, delle superfici, dei vuoti. Il cortile centrale rappresenta il nucleo attorno cui ruota l’intera composizione. Non si tratta di un semplice elemento distributivo, ma di un vero e proprio dispositivo atmosferico che regola la presenza della luce naturale e il passaggio dell’aria.

Uno degli elementi principali è l’uso attento dei materiali. La palette materica è composta da terra battuta, pietra grezza, ardesia antica, legno di pino chiaro e teak. Si tratta di materiali autentici, scelti per la loro capacità di dialogare con la luce e invecchiare con grazia. Le superfici, volutamente imperfette, restituiscono un senso di continuità con il contesto naturale.

La zona giorno, organizzata in uno spazio aperto fluido, accoglie materiali dalle tonalità calde e opache. Il legno scuro delle armadiature, la pietra a vista e una nicchia retroilluminata che ospita una collezione di ceramiche concorrono a creare un ambiente raccolto e discreto.

Alla base del progetto si riconosce una forte influenza della tradizione architettonica cinese, in particolare nella relazione tra luce e ombra. Le variazioni luminose – in particolare quelle che si verificano durante le giornate di pioggia – sono parte integrante dell’esperienza abitativa. La luce artificiale viene ridotta al minimo, lasciando che sia la natura a dettare il ritmo dell’abitare.

Uno degli architetti ben sintetizza lo spirito di Suzhou Tongli Villa: “Ho lavorato a molti progetti, ma mai prima d’ora sono stato così profondamente toccato dalla gioia di chi ha abitato quello spazio.” La committente, la signora Xiong, non si è limitata a vivere la casa come contenitore funzionale. Ha instaurato con essa un rapporto diretto, personale, quasi corporeo, affidandole i propri ricordi, silenzi e gesti.

Suzhou Tongli Villa si pone deliberatamente al di fuori delle logiche convenzionali dell’abitare “di prestigio”, in cui il valore è spesso misurato attraverso la ricchezza dei materiali o la spettacolarità delle forme. Qui l’autenticità dello spazio si misura nella volontà di chi lo abita di restare, di rallentare, di lasciarsi trasformare dall’architettura. In questo senso, il fine del progetto non coincide con la sua costruzione, ma con il modo in cui lo spazio continua a vivere nel tempo e nell’uso quotidiano.