STUDIO VISIT
Giuliano Andrea dell’Uva

Abile, come nessun altro, nel coniugare storia e design contemporaneo, nel rispetto del genius loci. Giuliano Andrea dell’Uva ha riportato in vita il piano nobile di un palazzo napoletano
del XVII secolo, trasformandolo nel suo studio. Ricco di audaci accenti di colore

I suoi progetti cantano tutto il ​​suo amore per la cultura del Mediterraneo. L’architetto Giuliano Andrea dell’Uva, nato e cresciuto a Napoli – in cui convive una grande contaminazione di stili ed epoche differenti – ha trascorso la sua infanzia tra gli affreschi di Pompei ed Ercolano, imparando ad amare tutto ciò che è decadente, in rovina, scrostato dalla patina del tempo. Assecondando la sua predilezione per la luce e per i colori audaci – dai bianchi ai blu, rossi e gialli – dell’Uva ha rivitalizzato il piano nobile di un palazzo del XVII secolo nella sua città natale, trasformandolo nel suo studio e arricchendo i resti del passato con straordinari pezzi di design contemporaneo.

L’appartamento, un tempo abbandonato, celava sotto strati di polvere una bellezza silenziosa, maestosa e commovente, che l’architetto ha saputo riportare alla luce con una precisione archeologica. Situato all’interno di Palazzo Caracciolo di Sant’Eramo – oggi conosciuto come Palazzo Mirelli di Teora -, questo spazio era noto, durante la Belle Époque, per essere uno dei salotti culturali più ambiti e frequentati dalle personalità di spicco. “Non è stato facile trovare la location perfetta”, ammette l’architetto. “E altrettanto complesso è stato adattarla alla nuova destinazione. L’intento era quello di organizzare lo spazio con tutte le postazioni di lavoro necessarie, ma senza rinunciare a ricreare un’atmosfera domestica, rispettando la successione delle stanze originali, dall’atrio d’ingresso fino alla grande sala da ballo”.

Il restauro ha richiesto oltre un anno di lavoro per riportare alla luce gli affreschi originali e ridare vita agli splendidi soffitti. Per esaltare i nuovi arredi, sono stati scelti ambienti total white, mentre una parete in acciaio satinato crea un sorprendente contrasto con l’allure fatiscente che permea gli spazi. Un esempio emblematico di questa fusione tra passato e presente è la cosiddetta Stanza della memoria, situata accanto all’ingresso, dove le tracce delle epoche passate, lasciate intatte, raccontano la storia dei secoli. I dipinti più antichi, infatti, risalgono alla fine del Seicento, seguiti da trompe-l’œil marmorei dell’Ottocento e finte boiserie degli Anni 60.

“Abbiamo deciso di mettere in risalto questa stratificazione storica, enfatizzando i dettagli più significativi e rimuovendo gli strati meno pregiati, a favore di materiali moderni”, spiega dell’Uva. “Il dialogo tra passato e presente è il nostro segno distintivo. Ogni intervento è volto a valorizzare lo spirito del luogo, mettendolo in relazione con la nuova spazialità e con arredi contemporanei”. Rendendo omaggio ai designer che lo hanno preceduto, dell’Uva ha riempito il suo studio con pezzi pregiati: “Ovunque si trovano grandi icone del design di ieri e di oggi: da Luigi Caccia Dominioni a Gio Ponti, da Gae Aulenti a Draga & Aurel”.

Il balcone esterno, invece, con pareti in vetro colorato dell’Ottocento, è stato trasformato in un scenografico corridoio che ospita la materioteca dello studio. “La materioteca, che si estende lungo tutta la parete, funge da vetrina per i materiali impiegati nei nostri progetti”, racconta l’architetto. “Mostra la nostra ricerca e passione per la ceramica, il marmo, la pietra, il legno, il metallo, il vetro e le resine”. Non si tratta solo di un’esposizione grafica, ma anche tattile: i materiali sono esposti alla luce naturale, mettendo in risalto i loro colori autentici.

“L’arte contemporanea è un altro elemento fondamentale del nostro approccio al progetto”, prosegue dell’Uva. All’interno dello studio si trovano pezzi provenienti da gallerie di prestigio come Lia Rumma e Alfonso Artiaco, tra cui opere di artisti internazionali come Vera Lutter, David Tremlett, William Kentridge e Gian Maria Tosatti. “Si tratta di artisti di fama mondiale che, nel corso degli anni, hanno instaurato un legame profondo con Napoli, un legame che si esprime nella bellezza, nella storia e nei contrasti, ma anche nella contemporaneità di questa città straordinaria”.