PROTAGONISTI
Studio KO

Da un garage di metà secolo a una sofisticata guesthouse effimera. Il progetto di Studio KO
per Vipp rivela un’armonica tensione tra gli opposti

 “È stata una sorpresa ricevere una chiamata da Vipp. Dal loro domicilio a Copenhagen hanno raggiunto il nostro studio di Parigi con un invito a progettare una guesthouse effimera per il festival del design di Copenhagen, 3daysofdesign. A prima vista, potrebbe sembrare che i nostri universi divergenti non possano coesistere, da qui la nostra sorpresa”, così racconta Karl Fournier, co-founder di Studio KO, con sedi a Parigi e Marrakech.

Una chiamata, quella di Vipp, davvero inaspettata per i soci Karl Fournier e Olivier Marty, visto che la Danimarca era un territorio inesplorato per loro. “Arrivare a Copenhagen è stato un sogno che si è avverato e trasformare questo garage di metà secolo in una guesthouse contemporanea segna la nostra prima installazione scandinava”, spiega Karl. È nato così un progetto che instaura un dialogo tra culture: quella più mediterranea di Studio KO e quella più nordica e sobria di Vipp. In definitiva, questa guesthouse dimostra non solo una coesistenza culturale, ma anche un’armonia che gli architetti definiscono un’antitesi melodica.

“Avevamo già notato la prima guesthouse Vipp, lo Shelter in Svezia, vicino a un vasto lago nella foresta. Ha suscitato la curiosità di vivere l’universo Vipp dall’interno e interpretarlo attraverso la nostra lente. Lo spazio che abbiamo immaginato è un vero e proprio omaggio alle nozioni opposte di raffinatezza e ruvidezza. Una collisione di culture che fonde i nostri due mondi”. Il progetto si basa sui contrasti – stilistici e culturali – e fa uscire Vipp dalla sua comfort zone minimalista, introducendo una materialità alternativa, con il calore del legno bruciato, del rame e del marmo italiano rossastro, insieme a ricchi tessuti di ispirazione berbera. Guidati da un mood distintamente marocchino, il duo ha distillato pezzi chiave del design Vipp, tra cui la cucina Vipp V1, la sedia girevole e l’iconico cestino a pedale del 1939.

Le superfici in rame si rivelano all’interno di una misteriosa struttura monolitica di legno carbonizzato – un antico metodo giapponese di conservazione del legno noto come Yakisugi – e danno vita a una scenografia monocromatica con pareti in legno delicatamente dipinte in foglia di rame. Anche la sedia girevole è stata rivisitata: “La poltrona girevole Vipp è progettata alla perfezione, le sue linee sono pure e armoniose, senza fronzoli, nulla sporge. È un successo perché è minimale senza essere noiosa, e in più è comoda: soddisfa tutti i requisiti. Le abbiamo aggiunto una dimensione narrativa, quella di un tessuto che richiama i tradizionali motivi berberi, ricco di motivi grafici e righe a tutta larghezza in tonalità calde”. Sembra arrivare direttamente da una tenda beduina il tessuto Pierre Frey creato ad hoc per questo progetto, che riveste anche – con 56 metri di tessuto – un gigantesco divano. Trasportando i suoi ospiti nella bellezza e nelle atmosfere magiche del deserto africano.