Un deposito di cereali risalente agli Anni 50 viene riconvertito a uso ufficio e showroom. Trasformandosi in un’architettura che contamina tradizione rurale e accenti brutalisti
Situati ai piedi dei Carpazi Bianchi, nella Repubblica Ceca orientale, i nuovi headquarter con annesso showroom del produttore di serramenti Janošík sono una mescolanza misurata di edilizia rurale e brutalismo, rielaborato attraverso un controllo magistrale di forme e prospettive. Il progetto firmato da Jakub Janošík, designer e art director dell’azienda, ha come punto di partenza un magazzino cerealicolo risalente agli Anni 50, la cui riqualificazione ha come esito un’architettura che affronta con una libertà sperimentale il tema dell’inserimento paesaggistico di una struttura dai volumi importanti.
Lavorando per addizione più che per sostituzione, l’edificio esistente viene trasformato in una vetrina virtuale che esplora il modo in cui le finestre possono modellare lo spazio, trattandole non come semplice componente funzionale ma come strumento di mediazione fra due diverse dimensioni. Il progetto articola la nuova sede in due volumi interconnessi: il magazzino originale – ora ridotto a una struttura lignea minimale, tinteggiata in un nero sobrio – e un nuovo corpo aggiunto in calcestruzzo a vista aperto sul paesaggio, con gli spazi ufficio rialzati per consentire l’accesso diretto ai prati circostanti.
Isolato esternamente per preservare gli spazi di lavoro, l’involucro è connotato da un’ampia finestratura sporgente sul prospetto principale, che oltre a svelare le attività all’interno genera un polo di attrazione visiva. Le logge ricavate nelle facciate fungono da ombreggiatura passiva, regolando il microclima interno. L’edificio incorpora con naturalezza un’ampia gamma di prodotti Janošík, fra cui pareti scorrevoli in vetro e porte a bilico, e dettagli high tech come le finestre a levitazione che si ritraggono nel terreno, i sistemi di scorrimento elettromagnetico e gli elementi rivestiti in acciaio corten.
La distribuzione planimetrica degli interni è articolata intorno a un grande spazio comune, una “piazza” virtuale circondata da moduli ufficio e sale riunioni. Gli arredi sono stati realizzati internamente e integrati saltuariamente da elementi standard di altri produttori. Tre installazioni, progettate da artisti locali, esplorano la relazione dell’edificio con il contesto. Hills di Maxim Velčovský è una scalinata in legno che ricorda l’orografia tipica dei Carpazi e funge da anfiteatro; il pittore Lukáš Musil firma quindici raffigurazioni astratte di paesaggi, mentre i corpi illuminanti Holt di Dechem Studio utilizzano forme sferiche in vetro texturizzato per richiamare il carattere grezzo dell’involucro.
Le performance ambientali dell’edificio sono state calibrate mantenendo intatta la struttura originale e lavorando sull’ottimizzazione dell’involucro. La sostituzione dei serramenti, il guadagno solare passivo della struttura, un impianto fotovoltaico e un sistema di raffrescamento a pavimento eliminano il ricorso a soluzioni di climatizzazione meccanica.
A fronte di un notevole carico tecnologico, i materiali sono stati selezionati con attenzione all’integrazione nel paesaggio. La facciata in legno mantiene ben visibili le venature naturali del legno al di sotto della tinteggiatura nera, mentre il calcestruzzo è connotato da una sfumatura arenaria che ne accentua la scabrezza. Gli interni seguono la palette cromatica tipica della regione, declinata in un mix di abete rosso e rovere naturale.