Un’archeologia del comfort nel cuore di SoHo. Studio Marsollier Villacorta rinnova un loft affacciato sullo skyline newyorkese. Offrendo una lezione di equilibrio tra eredità industriale
e pezzi di design contemporaneo
All’interno dello storico Hohner Building di SoHo, a New York, lo studio Marsollier Villacorta firma la ristrutturazione della Mercer Street Residence, un appartamento di circa 200 metri quadrati che rilegge l’archetipo del loft industriale con uno sguardo colto e misurato. Il progetto nasce da un approccio rispettoso verso la memoria dell’edificio e il suo passato manifatturiero: più che una semplice operazione di restauro, si tratta di una riflessione sul modo in cui l’abitare contemporaneo può intrecciarsi con l’eredità industriale, dando forma a quella che gli architetti definiscono una vera e propria “archeologia del comfort”.
Durante la fase di demolizione, gli architetti Cyril Marsollier e Wallo Villacorta si sono imbattuti in dettagli costruttivi rimasti nascosti per decenni: pareti in terracotta a mattoni cavi, muri curvilinei della scala d’emergenza, soffitti decorati e colonne in ferro. L’intervento si è così trasformato in un dialogo tra conservazione e innovazione, dove ogni scelta è stata calibrata per valorizzare l’essenza storica dello spazio.
Il risultato è un appartamento che racchiude tutte le qualità dell’immaginario newyorkese: ampie altezze, luce naturale, viste urbane e un’estetica industriale raffinata, addolcita da materiali e toni caldi. L’organizzazione degli spazi segue la logica originaria del loft, ma si adatta alle esigenze dell’abitare moderno. Le aree conviviali – soggiorno, cucina e zona pranzo – si aprono lungo le grandi finestre esposte a ovest, inondando gli interni di luce, mentre le camere da letto e lo studio si trovano sul lato est, dove la luce si fa più morbida e intima. I bagni, rivestiti in pietra calcarea, occupano le zone più interne, trasformandosi in veri e propri spazi di contemplazione, con superfici in vetro bronzo rigato e nicchie scolpite.
La palette materica e cromatica è volutamente essenziale: terracotta, gesso, ferro, legno e pietra si alternano in un equilibrio di texture e tonalità neutre. Le pareti in mattoni a vista, riportate alla luce durante la demolizione, definiscono la dimensione storica dello spazio, mentre le cornici delle finestre, in una tinta coordinata ai toni caldi del laterizio, creano continuità visiva e materica.
I progettisti hanno scelto di preservare gli elementi originali – dal soffitto in gesso alle rosette decorative – accostandoli a materiali nuovi dal linguaggio volutamente “grezzo”, come i pannelli laccati delle camere e i dettagli metallici a vista. Persino un condotto tecnico diventa elemento scultoreo, “un piccolo totem nello spazio”, come lo definisce Villacorta.
Nel grande ambiente principale, la cucina modulare nera Vipp con isola centrale agisce come fulcro funzionale e scultoreo: il suo minimalismo scandinavo contrasta con i decori storici in terracotta. L’arredo segue un approccio quasi curatoriale: ogni pezzo è scelto per la sua capacità di raccontare una storia. Il tavolino in noce di Milo Baughman, dalle linee pure e proporzioni eleganti, incarna l’ottimismo del modernismo americano, mentre il tavolo rotondo di Florence Knoll in marmo Portoro sintetizza l’incontro tra artigianalità europea e industria americana. Completano la composizione oggetti d’autore come la lampada di Raoul Raba del 1972, che introduce una nota di teatralità.
Come spiega Marsollier, l’obiettivo era “creare un appartamento senza tempo, radicato nell’autenticità dell’edificio e del quartiere, che non apparisse costruito a tavolino”.