MGK Studio trasforma un complesso rurale di metà Novecento in un piccolo borgo contemporaneo. Dove continuità materica, relazioni tra volumi e interventi puntuali mantengono leggibile l’impianto originario
In un progetto, organicità e continuità di linguaggio possono essere dichiarate, oppure costruite attraverso scelte puntuali che riguardano la misura degli spazi, la materia, il modo in cui gli edifici si dispongono. È da quest’ultimo approccio che prende forma Borghetto Sant’Angelo, intervento di MGK Studio nella campagna di Soriano nel Cimino, dove un complesso rurale di metà Novecento viene trasformato in un piccolo borgo contemporaneo.
L’impianto originario – un casale con annessi agricoli, porcili e magazzini – permane come sistema di parti. I volumi esistenti diventano unità abitative indipendenti, accostate secondo una logica di prossimità che costruisce un organismo architettonico leggibile come un unico borgo.
L’intervento si fonda su un equilibrio sottile tra rispetto e trasformazione. Le proporzioni originarie vengono preservate, mentre il linguaggio si fa essenziale, rigoroso, profondamente legato alla materia. Il peperino, pietra identitaria del territorio, diventa il filo conduttore del progetto: utilizzato per i pavimenti interni ed esterni e per i rivestimenti delle facciate, costruisce una continuità fisica e visiva che annulla la soglia tra architettura e natura.
Le superfici intonacate, trattate con un intonachino verde dalle tonalità polverose, permettono agli edifici di mimetizzarsi nella campagna circostante, restituendo un insieme architettonico discreto, capace di inserirsi nel paesaggio.
All’interno, il progetto cambia registro e si apre a un racconto più deciso, giocato sul contrasto tra pieni e vuoti, opacità e trasparenze. Protagonista assoluto è il ferro, utilizzato per realizzare una grande parete filtro attrezzata che attraversa lo spazio come un elemento architettonico autonomo.
Una superficie traforata, scura e materica, che nasconde e allo stesso tempo rivela: dietro di essa trovano posto la cucina, la dispensa e la scala che conduce al soppalco, trasformando le funzioni tecniche in parte integrante della composizione.
Questo diaframma in ferro non separa, ma organizza. Filtra la luce, suggerisce le profondità, costruisce prospettive inedite e diventa il vero fulcro spaziale della casa, un elemento capace di coniugare funzione e gesto progettuale.
Il dialogo materico prosegue negli arredi su misura e nei marmi di recupero, scelti per la loro unicità e utilizzati per realizzare elementi chiave come l’isola della cucina, il camino e il lavabo del bagno padronale. Ogni marmo racconta una storia diversa, inserita però in un disegno coerente, dove il rigore delle linee contemporanee incontra la bellezza imperfetta della materia.
La luce, naturale e artificiale, accompagna il progetto con discrezione: le lampade di design e l’illuminazione integrata valorizzano superfici e volumi, lasciando spazio a un’idea di abitare intima, colta e misurata. Un progetto che rifugge l’effetto scenografico fine a se stesso per costruire un’architettura fatta di stratificazioni, dove il passato rurale e il linguaggio contemporaneo convivono in un equilibrio senza tempo.