ARCHITETTURA
Cala Tamarit

A Tarragona, non lontano dal mare, Raúl Sánchez Architects realizza una casa in calcestruzzo giocata sui contrasti. Tra muri paralleli e volumi sfalsati, gli ambienti si aprono in sequenza fino a un soggiorno a doppia altezza, in relazione diretta con l’esterno

C’è una frase che riassume tutto: “questa è una casa solida”. È il desiderio dei committenti, una coppia che lavora nel mondo digitale e che ha scelto di costruire la propria dimora come un atto di resistenza fisica all’evanescenza del quotidiano. Il progetto di Raúl Sánchez Architects sorge a Cala Tamarit, a pochi chilometri da Tarragona, su un lotto in forte pendenza che degrada verso il mare, a soli 150 metri di distanza.

La casa prende forma tra due muri paralleli in calcestruzzo armato a vista, tinteggiati in beige. All’ingresso, le pareti si piegano verso l’interno e generano un cortile ribassato, raggiungibile attraverso una scalinata esterna che scorre tra i due setti. “La discesa dei gradini, con la progressiva perdita della vista, conduce a uno spazio intimo e silenzioso, definito dalle pareti e dal cielo”, racconta Sánchez.

Oltre la soglia, la casa rifiuta una gerarchia spaziale convenzionale. Gli ambienti non si dispongono lungo un corridoio, ma si aprono negli interstizi tra volumi compatti che accolgono bagni, depositi e cucina. Questi blocchi, leggermente sfalsati, moltiplicano i percorsi e rendono la circolazione fluida. “La casa rivela la propria complessità man mano che la si attraversa, offrendo molto più di quanto appaia a prima vista”, osserva l’architetto.

Procedendo verso il cuore dell’abitazione si raggiunge la cucina, completamente aperta sul paesaggio dei pini. Da qui, come dall’ingresso, si accede al soggiorno principale: un doppio volume che si svela all’improvviso oltre la soglia, con un’altezza generosa. “Si attraversano ambienti non allineati e si arriva a uno spazio ampio, dove apertura e verticalità si amplificano per contrasto”, spiega Sánchez. Una zona più compressa accompagna poi la transizione verso il cortile esterno, preparando l’uscita.

Soggiorno e cucina si affacciano su una grande terrazza panoramica, da cui una scala conduce all’area piscina, collocata sul bordo del terreno in prossimità del burrone. Al piano superiore si trovano tre camere da letto, ciascuna con bagno privato. Al livello inferiore, una sala giochi, una camera aggiuntiva e gli spazi di servizio.

L’architettura si costruisce su un continuo gioco di contrasti: alla solidità del calcestruzzo si contrappongono balconi a sbalzo apparentemente sospesi, piani che poggiano su vuoti e tagli nella scala che attraversano le solette, mettendo in discussione la percezione della struttura.

Gli arredi accostano classici firmati da Carlo Scarpa, Charles Rennie Mackintosh, Le Corbusier, Mies van der Rohe e Miguel Milá a pezzi contemporanei. Alle pareti, opere di Francisco Suárez e Malgosia Jankowska, entrambe provenienti dalla galleria Víctor Lope Arte Contemporáneo di Barcellona.

Sul piano ambientale, il progetto adotta soluzioni mirate senza appesantire il linguaggio architettonico. Il calcestruzzo integra materiali alternativi per ridurre l’uso di cemento, mentre la facciata in legno di larice, proveniente da foreste gestite in modo responsabile, contribuisce a schermare la luce e a limitare il surriscaldamento.

Un sistema radiante a pavimento, la climatizzazione aerotermica e la ventilazione naturale migliorano il comfort interno. Mentre il recupero delle acque piovane e l’impiego di materiali locali completano un approccio attento alle risorse.