In Australia, Bokey Grant inserisce un volume di mattoni e cemento tra le rocce e la vegetazione nativa. Finestre di diverse dimensioni, superfici materiche e una pianta che si adatta al terreno plasmano un rifugio domestico in continuo dialogo con il paesaggio
Tra le colline ondulate delle Southern Highlands, nel New South Wales, EA House nasce da un terreno difficile e da una volontà precisa: trovare un modo diverso di abitare ai margini della periferia convenzionale, senza rinunciare al rapporto diretto con la natura. Lo studio Bokey Grant trasforma così un lotto apparentemente poco promettente in una casa profondamente legata al paesaggio, dove una struttura razionalista in mattoni e cemento si inserisce tra le rocce e la vegetazione australiana.
Il sito, immerso in una foresta nativa di arenaria, ospita koala, cacatua bianchi e neri e canguri. Le sue caratteristiche, insieme alle stringenti normative contro gli incendi boschivi, hanno guidato tutte le scelte dello studio. La casa utilizza infatti una palette resistente alle fiamme e alle braci, composta principalmente da mattoni e cemento, ma mantiene al tempo stesso una forte permeabilità verso l’esterno.
“Il sito apparentemente dimenticato si trovava ai margini di un vecchio insediamento e presentava diverse difficoltà che molti avrebbero rapidamente scartato”, racconta Jeffrey Bokey-Grant, founder dello studio. “Ma abbiamo lavorato a stretto contatto con i committenti per mostrarne il potenziale e fare qualcosa di davvero interessante”.
La forma essenziale dell’edificio nasce proprio dal confronto con questi vincoli. Bokey Grant ha guardato all’architettura razionalista intimamente legata al proprio contesto, citando come riferimenti Casa Malaparte di Adalberto Libera, Loba House di Pezo von Ellrichshausen e le opere di Mario Botta. Il risultato conserva una geometria rigorosa, ma la mette continuamente in relazione con il paesaggio attraverso una serie di aperture di forme e dimensioni differenti.
L’ingresso avviene al livello superiore, raggiungibile attraverso un ponte pedonale che attraversa la gola sottostante. Il percorso porta immediatamente dentro la vegetazione, che sfiora i margini dell’edificio, prima di condurre verso un ingresso coperto. Da qui, pavimenti in muratura brunita e soffitti in cemento a vista definiscono una sorta di spina dorsale leggermente rastremata, lungo la quale si distribuiscono le camere dai colori più vivaci e gli ambienti di servizio.
Le numerose aperture trasformano le pareti in una sequenza di inquadrature sul paesaggio. Alcune finestre sono ampie e panoramiche, altre volutamente piccole e quasi giocose. Questa alternanza modifica continuamente la percezione degli ambienti e permette alla famiglia di osservare l’esterno da prospettive differenti.
Al piano inferiore, il legno di eucalipto avvolge gli ambienti dedicati alla vita quotidiana, rivestendo pavimenti, pareti e soffitti. La cucina integra una serie di armadiature e contenitori su misura. Al centro dello spazio, un basamento scultoreo accoglie il camino e diventa il fulcro dell’ambiente.
L’organizzazione degli interni alterna così zone più raccolte e aperture verso il paesaggio, mantenendo costante il rapporto con la vegetazione. La casa assume contemporaneamente il carattere di un punto di osservazione e quello di un rifugio protetto: una sorta di torre panoramica e, insieme, di involucro raccolto nel terreno.
Anche all’esterno, l’architettura cerca un dialogo con il contesto. Le tonalità terrose della muratura riprendono quelle dell’affioramento roccioso, mentre il tetto piantumato contribuisce a integrare il nuovo volume nella vegetazione. La semplicità della forma permette così alla casa di arretrare visivamente rispetto alla forza del paesaggio, lasciando che siano la luce, le aperture e le viste a definire gli ambienti.