A cent’anni dalla morte, Gaudí viene celebrato con una moltitudine di iniziative, a Barcellona ma non solo. Tra i progetti, in primo piano, il restyling di Casa Batllò a firma di Paola Navone
Con i suoi 172,5 metri di altezza, la Sagrada Familia ha raggiunto il punto più elevato, e lo fa proprio nell’anno che celebra il centenario della morte di Antoni Gaudì. Dopo 144 anni dall’inizio dei lavori, il completamento della torre di Gesù Cristo, culminato lo scorso febbraio con la posa della croce sommitale, porta nella sua fase finale – prevista entro il prossimo decnnio – l’edificio che più di ogni altro è diventato l’emblema dell’architetto catalano nella sua fase finale, prevista entro il prossimo decennio.
Antoni Gaudí muore il 10 giugno 1926 e cent’anni dopo Barcellona celebra il suo mito. Un architetto a tutto tondo e una figura dalle mille sfaccettature che, a un secolo di distanza, continua a suscitare l’interesse del mondo intero. Figura di spicco del movimento modernista catalano e uno degli architetti più influenti e rinomati della storia dell’architettura moderna, Gaudí si laurea nel 1978 presso la Scuola di Architettura di Barcellona. La sua opera si distingue fin dagli inizi per la grande originalità e il profondo legame con la scienza, la religione, la storia e la cultura catalana. La visione dell’architettura come manifestazione di bellezza artistica e spirituale si riflette in molte delle sue opere.
Fin dai primi lavori, Gaudí sviluppa un proprio stile, che si evolve nella creazione di forme organiche, applicando all’architettura le leggi fisiche della natura, la sua conoscenza dell’arte e delle tecnologie più avanzate dell’epoca. Di fatto introduce delle innovazioni, utilizzando materiali industriali combinati con ferro battuto e piastrelle (trencadis) e applicando la geometria derivata dall’osservazione della natura per definire e dimensionare le forme.
Nel corso della sua carriera realizza edifici religiosi, istituzionali, industriali, case private, parchi oltre a opere decorative e a una moltitudine di progetti rimasti sulla carta, che in alcuni casi sono stati costruiti dai suoi collaboratori. Tra questi il Chalet del Catllaràs (1901–1908), a La Pobla de Lillet, Girona, la cui paternità è stata proprio recentemente attribuita a Gaudí. Opere che hanno contribuito anche a fare la fortuna della città di Barcellona, oltre che a trasformarne il paesaggio.
L’Anno Gaudí 2026 è promosso dalla Generalitat de Catalunya e coordinato dalla Cátedra Gaudí della Universitat Politècnica de Catalunya. Per la prima volta tutte le istituzioni legate alle opere gaudiniane partecipano a un programma unitario, sostenuto da un investimento di circa 6,5 milioni di euro. Il tema “L’ordine invisibile” rifugge volutamente la celebrazione retorica per allontanare la figura dell’artista da una visione puramente commerciale, e mira a rileggere l’opera dell’architetto catalano nel suo insieme, costruendo una narrazione sistemica delle sue opere, e mettendo al contempo l’accento sulla dimensione scientifica del suo lavoro.
L’approccio si basa sui tre assi interpretativi “sguardo, materia, spirito”: metodo progettuale, tecnica costruttiva e visione simbolica. Tra gli appuntamenti principali, il congresso internazionale previsto dal 22 al 25 ottobre presso La Pedrera, riunirà studiosi e progettisti per aggiornare lo stato della ricerca su Gaudí, con l’obiettivo di produrre contributi scientifici duraturi. Un programma che si rivolge a un pubblico di addetti ai lavori, ma che prevede anche un centinaio di eventi divulgativi e didattici aperti al grande pubblico. Gli edifici iconici diventano piattaforme attive di ricerca e narrazione: la Casa Batlló ospita un ciclo di attività che comprende uno studio botanico inedito dell’edificio e una produzione teatrale dedicata all’infanzia di Gaudí, oltre all’installazione immersiva che dà vita, grazie alla realtà virtuale, a progetti non realizzati.
In programma anche una rete di itinerari tematici, che cercano di portare i visitatori alle opere meno frequentate, come i Padiglioni della Finca Güell, il Collegio delle Teresiane e la Torre Bellesguard. Sono anche in corso interventi di restauro e riaperture che restituiscono accessibilità a parti finora marginali o non accessibili del patrimonio, consolidando un approccio che combina conservazione e ricerca. Ne sono un esempio la riapertura dei Padiglioni Güell e la recentissima ristrutturazione di casa Batlló – nelle immagini a corredo dell’articolo – su progetto di interior di Paola Navone che per l’occasione introduce un nuovo strato contemporaneo in dialogo con l’architettura di Antoni Gaudì.
Una proposta di interior dal linguaggio unico, costruita nel rispetto dello spazio esistente, preservandone l’essenza e rafforzandone il carattere. Colori, texture, materiali e pezzi contemporanei si integrano liberamente, creando sottili contrasti che animano lo spazio senza intaccarne il valore storico. Una naturale continuazione della storia della casa: un modo di vivere l’architettura di Gaudí nel XXI secolo.