Con la rigorosa architettura di Openfield House, Keshaw McArthur genera uno spazio abitativo che diventa confine permeabile e ambito di interazione fra dimensione naturale e artificiale
Pura geometria. O, come preferiscono definirla i suoi ideatori, lo studio di architettura Keshaw McArthur, uno spazio di transizione fra organico e inorganico, dentro e fuori, un veicolo capace di trasportare i suoi ospiti dalla dimensione naturale a quella artificiale senza soluzione di continuità. Openfield House, una residenza privata immersa nel paesaggio montuoso della Crown Range in Nuova Zelanda, prova a dare un’interpretazione originale al tema della relazione indoor-outdoor negli spazi abitativi e alla loro sottile connessione. E lo fa con un approccio progettuale limpido e privo di sovrastrutture, incentrato quasi esclusivamente sull’esperienza emotiva dello spazio.
Rigorosa e senza fronzoli l’architettura, sviluppata in un essenziale volume a pianta quadrata protetto da una altrettanto elementare copertura metallica ondulata, esplicita citazione dei manufatti rurali locali. Un involucro quasi elementare, che racchiude una maglia strutturale in cemento lasciata consapevolmente a vista, sia per ragioni estetiche che come elemento ordinatore di una distribuzione interna che dosa con attenzione vuoti e pieni, aperture e angoli intimi e protetti.
Un grande camino marca il baricentro dell’intera costruzione, volume massiccio da cui si dipartono le strutture della copertura e, in un preciso ordine gerarchico di elementi, i setti di separazione fra i vari ambienti di Openfield House. Dal perimetro centrale dettato da questa maglia strutturale scaturiscono gli spazi abitativi della residenza, disposti al piano terra in una griglia di nove quadrati ognuno dei quali può ospitare differenti attività e ricombinarsi grazie a un sistema di porte scorrevoli che ne permette la redistribuzione. L’ampio volume protetto dalla copertura è interamente dedicato alla zona notte, illuminata da un ordine di finestre e un ampio lucernario circolare, camino di luce in connessione visiva con il panorama montano e i suggestivi paesaggi notturni della regione.
Proprio il contesto naturale ispira una tavolozza materica che ne richiama texture e tonalità. Una calibrata integrazione e successione di pietra naturale e legno marca senza soluzione di continuità la transizione fra interno e esterno, mentre la massiccia struttura portante in calcestruzzo sembra quasi assimilare Openfield House agli altri elementi naturali della regione, e in particolare alle sue vette montuose.
Quasi maniacale la selezione della palette cromatica, sia nel concept che nella materiale realizzazione. Per le strutture in cemento a vista è stata scelta una tonalità malva, ottenuta pigmentando direttamente l’impasto con continui test e campionature per garantirne l’uniformità. L’ecosistema locale ha dettato anche la tavolozza degli interni, valorizzati dall’utilizzo di porfido a pavimento e a parete come naturale integrazione delle superfici in cemento.