Sottrarre l’architettura al superfluo: a Kythnos, in Grecia, Sigurd Larsen trasforma il concetto di dépendance in una terrazza abitabile che si fonde con il paesaggio. E che accoglie la luce e le brezze dell’Egeo
Lungo i pendii sassosi dell’isola di Kythnos, l’architettura smette di essere un involucro per farsi soglia. Si può riassumere così il concept di The Outdoor House: una struttura di 90 metri quadrati affacciata sul Mar Egeo, progettata dall’architetto Sigurd Larsen come estensione per gli ospiti della vicina e bianchissima Piperi House. Non un edificio nel senso tradizionale del termine, ma piuttosto una terrazza abitabile, un esperimento di sottrazione.
L’integrazione con il paesaggio cicladico è assoluta. Inserendosi in un terrazzamento collinare preesistente, Larsen ha ripreso il linguaggio dei sentieri e dei muretti a secco, così che il nuovo si insediasse tra le rocce senza forzature.
L’ingresso, discreto come la porta di un giardino, introduce a uno spazio delimitato scenograficamente da panorami. Due muri in pietra locale incorniciano la vista sull’isola di Piperi, guidando la brezza e delineando una piattaforma in pietra che sembra protendersi verso l’infinito.
Cuore pulsante del progetto è una grande pergola in legno di castagno e canne intrecciate: un dispositivo climatico passivo, abbastanza denso da filtrare il sole zenitale, evitando che i pavimenti accumulino calore, ma sufficientemente poroso da lasciarsi attraversare dal Meltemi, vento che soffia in questa regione da maggio a ottobre.
Sotto questa protezione, ogni elemento è calibrato per una vita quasi interamente all’aperto. Una cucina esterna con piano cottura e un lavello incassato nel bancone in pietra permettono di preparare pasti e spuntini guardando il mare, mentre un tavolo in legno su ruote si sposta liberamente per inseguire l’ombra o il riparo da eventuali correnti d’aria.
La distinzione tra interno ed esterno è ridotta al minimo. Solo una piccola stanza costruita in pietra a vista offre un riparo chiuso. Dentro, si trova l’essenziale: un letto, una postazione di lavoro e un bagno. È l’unico ambiente riscaldato: un rifugio per le notti più fresche o i giorni di pioggia, concepito non come centro della casa, ma come un’ancora di sicurezza.
Tutto, in questa dépendance dal nome eloquente, invita a un ritmo lento, arcaico, ma è reinterpretato con rigore contemporaneo. La doccia stessa è una colonna nera all’aperto, incastonata in un box a secco: un segno grafico che contrasta con le texture irregolari che lo attorniano.
Nel complesso Larsen si è concentrato non tanto sull’involucro, quanto sui materiali. E in questa prospettiva, il dettaglio più riuscito è un’assenza: è il modo in cui la pavimentazione in pietra incontra la roccia nuda, il punto in cui la geologia dell’isola si insinua nello spazio domestico.