RigonSimonetti recupera Villa Donà trasformandola in uno spazio dedicato al lavoro e all’ospitalità. Interpretando il suo restauro come un confronto – vis-à-vis – tra permanenza e trasformazione
A Motta di Costabissara, alle porte di Vicenza, Villa Donà appartiene a quel patrimonio diffuso di ville venete che ha progressivamente perduto le funzioni per cui era nato. Venuto meno il sistema economico e sociale che li aveva generati, molti di questi complessi hanno attraversato trasformazioni, adattamenti e lunghi periodi di abbandono. È all’interno di questa condizione che si colloca Vis-à-vis, il progetto con cui RigonSimonetti recupera la villa e la sua barchessa, trasformandole in un luogo dedicato al lavoro, all’incontro e all’ospitalità.
L’intervento parte dalla lettura dell’edificio come un palinsesto, in cui epoche diverse hanno lasciato tracce ancora riconoscibili. Il restauro quindi assume trasformazioni, aggiunte e perfino gli effetti dell’abbandono come parti di una storia che il progetto sceglie di rendere leggibile.
Da questa posizione nasce il rapporto tra antico e contemporaneo che dà il nome all’intervento. Vis-à-vis indica un confronto ravvicinato, dove elementi appartenenti a tempi diversi si trovano letteralmente uno di fronte all’altro. Dove il nuovo introduce un ulteriore livello nella stratificazione dell’architettura.
È nella barchessa che questa relazione diventa più evidente. All’interno del porticato storico, RigonSimonetti inserisce una struttura indipendente in ferro, completata verso l’esterno da un involucro in legno e vetro. La nuova facciata si arresta a soli ottanta centimetri dalle colonne e dalle arcate settecentesche, lasciando una distanza minima ma decisiva. In questo spazio intermedio, le due architetture rimangono autonome ma possono essere percepite simultaneamente. Le arcate continuano a scandire il fronte, mentre dietro appare il nuovo involucro, arretrato e trasparente.
La barchessa accoglie oggi nuove funzioni legate al lavoro e alla vita collettiva. Al piano terra trovano posto ambienti polifunzionali per conferenze ed eventi, mentre il livello superiore ospita spazi di coworking. Armadiature e partizioni trasparenti in vetro e legno organizzano gli interni senza interrompere la percezione delle loro dimensioni originarie.
La stessa attenzione alle trasformazioni succedutesi nel tempo emerge sul fronte occidentale. Circa un secolo fa, una nuova facciata era stata sovrapposta alla barchessa per conferirle un carattere più rappresentativo verso la strada. RigonSimonetti conserva anche questa modifica, ma ne altera il significato attraverso un nuovo intervento.
Nell’arcata centrale, una grande superficie vetrata mette direttamente in relazione l’interno con il paese. Dietro questa apertura trova posto un piccolo caffè-ristorante, una delle funzioni attraverso cui il complesso recupera un rapporto quotidiano con il contesto. Nell’area destinata alla ristorazione, l’ingresso si sviluppa attraverso uno spazio a doppia altezza, ottenuto liberando una grande arcata precedentemente attraversata da un solaio. La configurazione riprende una condizione prodotta dal lungo abbandono, che aveva generato vuoti e discontinuità negli ambienti.
Questa logica attraversa l’intero complesso, oggi articolato in funzioni differenti ma complementari. Uffici, coworking, sale per incontri ed eventi, ristorazione, attività artigianali e residenze restituiscono alla villa una pluralità d’uso capace di sostenerne una nuova fase di vita. Anche gli spazi aperti ricompongono il rapporto tra villa, barchessa e pertinenze, conferendo continuità al sistema di edifici e corti.