Nascosto in una corte milanese, il laboratorio di Gennaro Avallone è un luogo magico, in bilico tra amore per la tradizione e desiderio di sperimentare con la materia. Una casa-atelier dove giocare con le superfici
Sorto sulle ceneri di un vecchio salumificio nella corte interna di un edificio milanese, il Laboratorio Avallone è uno di quei luoghi sospesi tra passato e presente, intriganti perché nascosti come tesori da scoprire. Siamo in via Meda, strada che fino a qualche tempo fa segnava l’inizio della periferia e che oggi è il limite esterno del centro. È qui, in un contesto di realtà professionali e abitazioni che riflette l’identità composita del quartiere, che Gennaro Avallone, artista che si muove su un terreno multidisciplinare che dalla pittura alla scultura arriva fino al design, ha dato vita al suo atelier sviluppato su quattro piani, un mix tra bottega, studio, galleria e casa dove amore per la bellezza e piacere della convivialità vanno di pari passo.
Sono trascorsi più di vent’anni da quando Avallone, origini salernitane e un innato senso estetico coltivato combinando studi di illustrazione grafica, l’energia di un autodidatta e una grande curiosità, avviò la sua attività in questo cortile. All’epoca lo spazio era molto più piccolo, ma già ben proporzionato. Oggi è il regno di un amante dell’arte che dopo aver viaggiato tanto, conosciuto le principali capitali europee, vissuto in Australia e negli Stati Uniti, tra New York e Los Angeles, e accumulato numerose esperienze, ha fatto di Milano la sua città adottiva, scelta per il carattere cosmopolita e perché “nel capoluogo lombardo è successo tutto ciò che volevo”.
Diviso tra mostre, installazioni, commissioni per clienti prestigiosi e consulenze con aziende di rilievo per la realizzazione di pavimenti, ceramiche, mobili, oggetti, tappeti e altro ancora, il laboratorio rispecchia un approccio fortemente orientato verso la ricerca e l’esplorazione, e la propensione del suo titolare per lo studio delle superfici in un’ottica di valorizzazione della matericità.
Se già come illustratore Gennaro aveva sperimentato molto usando vari tipi di supporti e intervenendo sulle superfici bidimensionali con colla, cera, grafite e gesso, è in quest’ultimo che il nostro ha poi scovato il suo materiale prediletto, ideale per un’infinità di applicazioni: incisioni, lucidature che lo rendono simile alla pietra, colorazioni che lo trasformano in metallo, creazione di trame ondulate o piatte, talvolta imprecise e corrose come reperti archeologici, talaltra pregne di assonanze orientali o di rimandi al Novecento.
Visitare la sua location è allora un viaggio affascinante nel suo universo decorativo: dalla bottega che si incontra per prima – al piano terra, dove è affiancato dallo storico socio Giordano Ciminaghi e da un team di collaboratori – si può scendere nello studio-showroom incorniciato da ampie finestre in stile industriale o salire ai livelli superiori che ospitano anche l’abitazione per ammirare opere non solo in gesso, ma anche in bronzo, in vetro di Murano, in carta e cemento, e imbattersi in oggetti esposti su piedistalli come in una galleria, vasi che sembrano di ghiaccio, bronzi che evocano corna di animali.
Nei diversi ambienti opere di grandi dimensioni si accompagnano a oggetti e complementi, pannelli simili a dipinti materici diventano ante di armadi, cornici importanti, perlopiù vuote, si accostano a consolle, tavolini, librerie, sculture e specchi. Mentre all’ultimo piano un tavolo rotondo costruito attorno a una delle colonne che scandiscono il ritmo dello spazio offre un angolo ottimale per incontri e momenti di condivisione.
Ad andare in scena è una palette cromatica fatta di neri profondi e bianchi, tonalità volutamente sbiadite e ori vibranti: un ibrido di arte e artigianato in cui anche un elemento semplice come l’intonaco diviene una seconda pelle quando applicato sulla juta, sul cotto e su qualsiasi altra superficie. Un intreccio di trame materiche che tende a superare le referenze classiche per ottenere effetti suggestivi e inaspettati.