CASE
Sixties House

Sulla costa belga, Stef Claes trasforma una casa vacanze degli Anni 70 attraverso un progetto di rilettura critica. Che preserva geometrie, materia e intensità atmosferica dell’edificio originario

Le case costruite lungo il mare negli Anni 60 e 70 hanno spesso un problema preciso: possiedono un carattere forte, ma raramente riescono a sopravvivere indenni alle successive ristrutturazioni. La trasformazione tende a neutralizzarle, a smussarne le eccentricità spaziali, a sostituire materia e dettagli con una matrice contemporanea più neutra e standardizzata.

Il progetto di Stef Claes per il recupero di una casa vacanze a Knokke, sulla costa belga del Mare del Nord, prende invece una direzione diversa. L’intervento non cerca di correggere l’abitazione originaria, né di trasformarla in una reliquia modernista. Costruisce piuttosto una forma di continuità critica, dove ogni nuova aggiunta sembra interrogare ciò che esisteva prima di decidere come intervenire.

La casa, progettata negli Anni 70 da un ingegnere, possiede una configurazione spaziale molto riconoscibile. Geometrie oblique, volumetrie triangolari, un grande camino scultoreo in cemento che organizza il piano principale, parapetti in vetro fumé, serramenti lignei scuri e una forte presenza materica. Stef Claes assume questi elementi come struttura linguistica del progetto. Non frammenti da conservare, ma dispositivi ancora capaci di produrre spazio e atmosfera.

L’intervento agisce soprattutto attraverso una ricalibrazione delle relazioni interne. Gli ambienti vengono aperti e resi più fluidi, l’ingresso è ridefinito, alcuni passaggi vengono alleggeriti per migliorare continuità visiva e percorsi. Il sottotetto, prima marginale, si trasforma in uno spazio raccolto dedicato alla lettura, allo yoga e alla meditazione.

Questa logica appare con chiarezza soprattutto negli interni. Claes lavora su un linguaggio che conserva la densità atmosferica originaria, evitando però l’effetto rétro. Il grande camino continua a occupare il centro della casa e mantiene il suo ruolo ordinatore. Le balaustre in vetro fumé, le superfici lignee e perfino alcune griglie di riscaldamento originali restano parti attive del progetto. Rimane anche una certa gravità materica tipica della stagione tardo-modernista, resa più abitabile attraverso una maggiore continuità spaziale.

Anche il lavoro sui materiali procede nella stessa direzione. Il travertino, già presente nell’edificio originario, viene esteso a nuove superfici e utilizzato come elemento di continuità temporale. Accanto alla pietra compaiono parquet caldi, essenze lignee scure e una palette cromatica minerale molto contenuta. Il progetto costruisce una coerenza atmosferica fatta di variazioni minime, densità tattili e rapporti calibrati tra superfici opache e texture.

Il lavoro di Claes qui mostra una particolare attenzione alla durata futura della trasformazione. I nuovi inserimenti non cercano un contrasto immediatamente leggibile; puntano invece a un invecchiamento condiviso con la casa esistente, come se ogni addizione fosse pensata per diventare progressivamente meno distinguibile nel tempo.

La casa conserva le sue asperità spaziali, il peso materico e una certa introversione tipica di molte architetture costiere del Nord Europa, che in questo modo diventano nuovamente abitabili.