A Barcellona, Taller 9s Arquitectes trasforma un ex edificio industriale in un incubatore d’impresa. Dove lo spazio si organizza come infrastruttura, riattivato da interventi puntuali e reversibili
L’obiettivo del progetto dello studio Taller 9s Architectes è la ristrutturazione di un edificio industriale del XIX secolo situato all’interno del complesso industriale di Palo Alto, un’ex area industriale nel quartiere Poblenou di Barcellona. Un’architettura caratterizzata e resa unica da una rigogliosa facciata verde, anch’essa tutelata come patrimonio storico.
L’intervento restaura questo ex magazzino, tutelato come bene di notevole valore storico, e introduce al contempo un incubatore di imprese tecnologiche integrato nel quartiere, superando l’idea di Palo Alto come complesso “privato”, in modo che parte dei nuovi spazi nell’edificio “E” possano essere utilizzati per attività pubbliche complementari.
A tal fine, una serie di sale polifunzionali sono collocate al piano terra per favorire nuove sinergie tra il sito e la città. Senza stravolgere il concetto di complesso, l’attuale uscita di emergenza viene riconfigurata come accesso diretto al nuovo edificio e al cortile interno, che può anche, in momenti specifici e in modo controllato, diventare uno spazio civico.
Gli interni, suddivisi e modificati, sono stati spogliati di pareti e arricchiti con nuovi elementi per recuperare l’originaria apertura dello spazio. La struttura esistente viene valorizzata, rinforzata e potenziata mediante interventi poco invasivi, massimizzando la capacità portante dei sistemi esistenti per prolungarne la durata. Inoltre, parte della navata, dove si era creato un vuoto a seguito di una precedente demolizione, viene rioccupata con una nuova struttura che completa le solette mancanti.
Questa nuova struttura, realizzata con un sistema misto acciaio-legno, si inserisce come elemento indipendente, senza toccare le pareti storiche, richiamando l’aspetto dei soppalchi industriali. È progettata in coerenza con l’assetto strutturale storico, con una trave centrale e due campate. Tra la nuova e la vecchia struttura, il vuoto viene utilizzato per inserire un nuovo nucleo con una scala metallica a vista che funge da uscita di sicurezza.
L’elemento che tiene insieme l’intervento è il cosiddetto carpet tecnico: un piano continuo che regolarizza le quote, integra gli impianti, costruisce una superficie operativa uniforme. Sopra questo piano si dispone una griglia modulare minima – circa cinque metri quadrati per postazione – che consente di calibrare gli spazi di lavoro. La struttura dell’incubatore è definita da una matrice che può essere densificata o rarefatta, con la navata principale che resta percepibile come spazio unitario.
Il piano terra può essere utilizzato indipendentemente dal resto dell’edificio grazie ad ambienti che si relazionano direttamente con l’atrio e il cortile interno. Gli spazi di lavoro sono organizzati in modo sistematico: aree chiuse lungo il lato strada (moduli, sale riunioni) e aree aperte affacciate sul cortile.
Tutto il sistema, caratterizzato da un’ampia facciata vetrata, consente una connessione visiva diretta tra i diversi spazi di lavoro, favorendo la familiarità tra i membri della comunità e promuovendo sinergie tra le aziende.
Sulla facciata che si affaccia sulla strada è stato aggiunto un isolamento esterno con un sistema ecologico a base di calce idraulica, mentre sulla facciata che dà sul cortile interno – dove, per motivi di tutela del patrimonio, non è stato possibile intervenire né internamente né esternamente – sono state studiate le prestazioni bioclimatiche della splendida facciata vegetale, dimostrando che essa consente all’edificio di raggiungere eccellenti prestazioni energetiche.