Ad Aspen, Giampiero Tagliaferri intreccia l’eredità milanese del Sant Ambroeus con il carattere alpino della località. E sceglie Verde Alpi, cemento, noce e arredi vintage per definire un interno materico con tocchi rétro
Ad Aspen, nel cuore delle Rocky Mountains, il Sant Ambroeus Restaurant nasce dall’incontro tra due immaginari apparentemente distanti: l’eleganza milanese del celebre marchio e il carattere alpino della località. A firmare il progetto è Giampiero Tagliaferri, designer milanese di base a Los Angeles, che interpreta l’identità di Sant Ambroeus attraverso un interno raccolto e sofisticato, lontano dall’estetica convenzionale dello chalet. Il risultato guarda al design italiano del Novecento e all’architettura moderna alpina, costruendo un’atmosfera rétro e intima, fatta di materiali materici e arredi vintage.
“Essendo milanese e frequentando Sant Ambroeus, ho sentito un legame immediato con questo progetto”, racconta Tagliaferri. “Spero che lo spazio diventi un punto di riferimento per gli abitanti di Aspen e per i visitatori; un rifugio dove fermarsi al mattino per un espresso e un croissant, oppure per un pranzo o una deliziosa cioccolata calda dopo una giornata sulle piste”.
Il ristorante prende le distanze dall’immagine più prevedibile della montagna. Tagliaferri guarda all’architettura alpina riletta attraverso il Modernismo, con riferimenti a figure come Carlo Mollino, Franco Albini e Marcel Breuer. Da questa ricerca nasce un linguaggio che il designer definisce “alpine brutalism”: un’estetica essenziale nella quale la solidità della montagna incontra la precisione dell’architettura urbana milanese. “Il mio obiettivo principale era evitare i cliché”, spiega. “Non volevo che il ristorante sembrasse uno chalet da cartolina, ma nemmeno un locale milanese semplicemente trapiantato sulle montagne”.
II cemento compare nel lungo bancone sinuoso che accoglie i clienti all’ingresso, nella pavimentazione in pietra e nella struttura della seduta continua che corre lungo uno dei lati del locale. La materia ruvida e rigorosa trova però un contrappunto in superfici più calde e morbide: il noce, il marmo Verde Alpi, il velluto e la pelliccia sintetica effetto agnello mongolo introducono profondità tattile e una sensazione più avvolgente.
Il Verde Alpi occupa una posizione centrale nella composizione. Le sue venature intense rivestono alcune superfici e seguono l’andamento sinuoso del bancone, creando un legame diretto con il paesaggio montano e, allo stesso tempo, con la tradizione italiana. La pietra dialoga con il cemento e con il legno di noce, costruendo una palette sofisticata nella quale materiali ruvidi e finiture più preziose convivono.
Anche gli arredi contribuiscono a definire questa tensione tra passato e contemporaneità. Tagliaferri inserisce una selezione di pezzi vintage italiani, scelti tra alcuni dei nomi più significativi del design del Novecento. I divani Le Bambole di Mario Bellini, rivestiti in velluto verde scuro, accompagnano i tavolini del locale insieme alle sedie in compensato curvato degli Anni 50 di Carlo Ratti. Alle pareti, applique degli Anni 70 accentuano la dimensione nostalgica dell’ambiente, mentre pannelli rivestiti in pelliccia sintetica effetto agnello mongolo si alternano a superfici a specchio e al noce.
“Per me, combinare pezzi su misura e selezioni vintage rappresenta una parte fondamentale del mio linguaggio progettuale: è, in effetti, un tratto tipico del design milanese”, afferma Tagliaferri. Lungo una parete, una seduta integrata rivestita in velluto a coste giallo segue la pavimentazione scura in pietra, mentre altre sedute si affacciano verso la vetrina su E Hyman Avenue. Il locale mantiene così una relazione diretta con la strada e con la vita di Aspen, alternando angoli più raccolti a punti di osservazione verso l’esterno.
L’atmosfera si completa attraverso opere d’arte contemporanea e una grande composizione murale in cemento, che rafforza il carattere brutalista dell’insieme. “Queste opere costruiscono una narrazione e impediscono che lo spazio appaia frammentato”, spiega Tagliaferri. “Ogni elemento, dalle lampade vintage ai dipinti contemporanei, contribuisce a un’esperienza decadente e immersiva, dove l’eleganza milanese e la ruvidità della montagna si incontrano senza soluzione di continuità”.