Ispirato ai Jazz Kissa giapponesi, Onda porta a Milano il format del listening bar. Firmato da studio Solum e scandito da archi in acciaio inox, boiserie in legno scuro e micro cemento, il locale si divide tra sala d’ascolto e cocktail bar
Ormai da qualche anno i Jazz Kissa – storici caffè giapponesi nati negli Anni 20 specializzati nell’ascolto di vinili jazz – hanno conquistato le grandi capitali europee: Londra, Berlino, Parigi. Milano non poteva restare a guardare. In via Bonvesin de la Riva ha aperto Onda, un listening bar progettato dallo studio milanese Solum – fondato da Mattia Agates, Lorenzo Campagna, Filippo Gismondi e Alessandro Loda – nato dalla volontà di creare uno spazio doppio e versatile. Un cocktail bar affiancato da una sala dedicata all’ascolto.
Il locale era originariamente composto da due ambienti separati sul fronte strada e da una sala sul retro. Il progetto prende avvio da un gesto preciso: la riapertura degli archi tra le due sale affacciate sulla strada. Rivestiti in acciaio inox, questi elementi mettono in comunicazione gli spazi principali e ne amplificano la continuità fisica e visiva. A rafforzare il collegamento, una serie di lampade a neon industriali, sospese al soffitto, attraversa gli archi e unisce le due sale in un unico respiro luminoso.
Una boiserie in legno scuro, in continuità cromatica con la pavimentazione in microcemento, corre lungo il perimetro dei due ambienti integrando gli arredi – panche, mensole, contenitori – in un sistema coerente. Il bancone del bar, realizzato in acciaio piegato e forato, incorpora illuminazione e fonoassorbenza. Il top in acciaio inox riprende le geometrie degli archi, curvandosi all’estremità per consentire l’accesso al retro banco, anch’esso in acciaio lucidato e piegato, che ospita la bottigliera con mensole in legno.
Un passaggio semicircolare ripropone il linguaggio degli archi e accompagna dalla zona bar alla sala listening. Una porta curva in acciaio introduce ai servizi, dove le pareti sono rivestite in policarbonato intagliato. Sopra il lavabo, tagli a strisce – simili a un codice a barre – filtrano la luce e integrano gli specchi. Il lavabo, sospeso su una griglia metallica, riprende il linguaggio tecnico del controsoffitto che nasconde l’impianto audio e la ventilazione meccanica.
La sala listening adotta una logica opposta rispetto alla zona bar. Se qui la boiserie occupa la fascia inferiore, nello spazio d’ascolto riveste la parte alta, estendendosi fino al soffitto e integrandosi con il controsoffitto scuro che accoglie la dotazione tecnica. La distribuzione e la composizione dei materiali fonoassorbenti garantiscono una resa acustica calibrata su diverse frequenze.
Lo spazio si presenta come una stanza volutamente essenziale, in cui emergono due soli elementi. Il primo è un totem circolare porta vinili in acciaio, agganciato alle tubature a vista. Il secondo è la consolle, realizzata su misura in legno e poggiata su un piedistallo in acciaio, affiancata da casse Altec degli Anni 70.
L’illuminazione definisce il carattere della sala. Un neon rosso, posizionato dietro la console lungo il tracciato di un vecchio pluviale, dialoga con led a bassa intensità che evidenziano il totem e una nicchia espositiva dedicata ai vinili.