CAFFETTERIE
Caffetteria Bleu

A Bruxelles, il locale Bleu firmato François Marcq fonde la memoria dell’estetica industriale con il calore della materia

Ai piedi della Blue Tower in Avenue Louise, a Bruxelles, il locale Bleu, ideato da Marie Convent e Charlotte Loriers e progettato da François Marcq Interior Architecture, propone un ambiente che riflette chiaramente il modo in cui gli spazi dedicati alla socialità urbana si sono evoluti negli ultimi anni.

Esteso su una superficie di 230 metri quadrati e aperto tutto il giorno, il bar-caffetteria è concepito come un luogo che si rivolge ai target più diversi, dai giovani alle famiglie. Da qui l’esigenza di mettere a punto un’ambientazione flessibile, in grado di adattarsi a più funzioni e di accogliere il turista così come il lavoratore in cerca di relax.

Calore, proporzioni e materia sono i tre elementi su cui si è concentrato il team di architetti. A definire il carattere dello spazio è innanzitutto l’ossatura architettonica, dove il soffitto grezzo con gli impianti a vista e l’intonaco fonoassorbente dialoga con la struttura in cemento armato lasciata a nudo. Un approccio che evoca un’estetica industriale, qui bilanciata dalla delicatezza dei rivestimenti.

Il pavimento composto da mattoncini di terracotta posati a correre aggiunge profondità tattile e crea un ritmo materico continuo. Su questa base si innestano volumi in marmo travertino, dal bancone alla massiccia panca al centro della sala. A scaldare l’atmosfera intervengono le ampie boiserie e le quinte divisorie in compensato di legno che delimitano angoli più intimi e raccolti.

L’arredo comprende anche tavoli di diverse dimensioni, tondi e rettangolari, e sedie da regista in legno e tessuto naturale. A questi pezzi dal design più organico e domestico si affiancano carrelli in acciaio inox su cui sfilano tazzine e ceramiche belga di Serax in una sfumatura blu-azzurro: l’effetto è quello di un vivace contrasto cromatico.

Attraverso vetrate a tutta altezza la luce naturale penetra diffusa, esaltando dolcemente i toni caldi delle pareti. L’illuminazione artificiale è gestita con misura per mezzo di faretti a soffitto, ma anche di un grande lampadario a sospensione di Ingo Maurer, i cui ampi dischi sovrapposti fluttuano con leggerezza sopra i tavoli.

Nulla risponde a un intento decorativo fine a se stesso. Nemmeno le opere dell’artista spagnolo-guineano Chidy Wayne, che con i loro tratti grafici rispecchiano il design essenziale che le circonda.