RESORT
Masseria Belvedere

In Valle d’Itria, studio Valari trasforma una masseria del Seicento in un piccolo resort contemporaneo. Un progetto che ridefinisce gli spazi attraverso una regia prospettica e salda l’architettura all’orizzonte marino

Tra le distese di ulivi secolari che caratterizzano la Contrada Belvedere, a Carovigno, lo studio Valari firma un intervento di riqualificazione che trasforma una masseria pugliese del Seicento in una struttura ricettiva dove la materia storica funge da catalizzatore per un soggiorno contemporaneo.

Il progetto degli architetti Domenico Sasso, Nicolò Lewanski e Federica Russo si confronta con una struttura a L in pietra, tipica della Valle d’Itria: l’obiettivo era quello di restituire dignità a un volume di 500 metri quadrati che versava in stato di rudere.

È con questa finalità, unendo competenza progettuale e gestionale, che Valari ha guidato la società Puglia Investimenti Turistici nella conversione di questo manufatto in una casa vacanze di alto profilo, pensata per una clientela internazionale.

L’operazione più radicale è consistita in un ribaltamento del baricentro della residenza. Per rispondere alla posizione geografica del terreno, si è modificata la configurazione originariamente chiusa dell’edificio: una strategia per ottenere una proiezione verso l’esterno e il mare.

Come spiega il team dello studio Valari: “Questa masseria aveva un immenso potenziale, ma un dettaglio la rendeva poco appetibile: la zona giorno guardava l’interno. Ecco perché dal punto di vista planimetrico abbiamo deciso di traslare il living in quelle che erano le stalle e di valorizzare i dislivelli per creare spazialità inaspettate, il tutto dando grande importanza a soglie, passaggi, volte, muri in pietra. Le tracce della storia”.

Percorrere l’abitazione è oggi un’esperienza tattile e volumetrica. Entrando nella zona giorno, lo spazio si apre su due livelli che seguono l’andamento naturale della roccia, integrando la collina nel progetto. Qui la continuità dei pavimenti in microcemento e i toni neutri dell’intonaco dialogano con la porosità delle pareti a vista, mentre le ampie aperture ad arco, incorniciate da infissi slanciati in acciaio scuro, inquadrano il paesaggio come tele.

La distribuzione interna prevede ora otto camere matrimoniali e otto bagni, ambienti dove il recupero delle pietre locali e l’uso di materiali come il legno di rovere sbiancato e il marmo di Apricena garantiscono calore domestico pur nel rigore dell’involucro rurale.

Il linguaggio di Valari mette in atto una regia prospettica che utilizza la successione di arredi e volumi per saldare visivamente l’architettura all’orizzonte: “Una delle priorità era capire come coniugare un approccio architettonico contemporaneo con una preesistenza di questo tipo. Abbiamo deciso di lavorare principalmente su elementi orizzontali, individuando geometrie di collegamento orientate verso il mare sia per la cucina e il tavolo da pranzo, sia per il bancone del bar e la terrazza al primo piano, così come per la piscina, la vasca sul tetto, le piattaforme esterne, tutte parallele all’orizzonte”.

In tutto ciò, l’esterno non è un semplice contorno, ma un’estensione degli interni. In collaborazione con la paesaggista Simona Serafino, il team di Valari ha disegnato una serie di “stanze all’aperto” che includono una cucina, un solarium e un giardino roccioso, fino all’area che circonda la piscina a sfioro.

Ogni dettaglio – dalle lampade in ottone che punteggiano le volte in pietra alle tonalità calde dei tessuti – concorre a un’idea di lusso sottile, basata sulla riattivazione del saper fare locale secondo codici attuali. 

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