STUDI DI ARCHITETTURA
Nothing Design Studio

Una meditazione su materia e luce. A Pechino, Nothing Design realizza il proprio studio:
una tela bianca da riempire, su cui si stagliano pochi ma calibrati elementi.
Dalla Panton Chair alla Swan Chair di Arne Jacobsen

Nel cuore dello Xidian Memory Park di Pechino, Nothing Design realizza il proprio studio: un ambiente di 150 metri quadrati che trascende la funzione di semplice spazio di lavoro per diventare un luogo di contemplazione e ricerca materica. Fin dal primo sguardo, lo studio rivela la sua essenza: un paesaggio di vuoto intenzionale, dove il bianco e la luce si fanno protagonisti assoluti.

L’intervento, guidato da Liu Chang, si fonda su un principio di “onestà materica” e su un’estetica che richiama il concetto giapponese di ma (un termine che può essere tradotto come ‘intervallo’, ‘spazio’, ‘pausa’ o ‘spazio vuoto tra due elementi strutturali’). Il microcemento bianco, infatti, con le sue leggere irregolarità e la sua consistenza tattile, riveste pavimenti e pareti ed è, nelle parole di Liu Chang, “una tela in attesa di essere riempita”.

L’organizzazione interna si articola in quattro aree principali: un corridoio d’ingresso, l’area uffici, la zona meeting e la sala conferenze. Le superfici immacolate e le colonne rettangolari scandiscono il ritmo con precisione architettonica, mentre un’opera in legno dell’artista Shen Mu introduce un contrasto materico di grande intensità. Le tende di tessuto leggero filtrano la luce, proiettando ombre mutevoli che rendono l’ambiente dinamico e vibrante.

L’area uffici, semiaperta e inondata di luce proveniente da tre lati, esprime un senso di ordine. L’impianto simmetrico e rigoroso, la continuità del microcemento e l’uso controllato di pochi materiali rafforzano la percezione di armonia.

La sala conferenze prosegue la cifra minimalista che definisce il progetto. Gli arredi – in una tavolozza di neri e bianchi – intrecciano diversi linguaggi materici: un divano in pelle vintage dialoga con decorazioni metalliche, mentre un lungo tavolo nero è circondato da sedie d’epoca di diversi stili e periodi, componendo una scena di raffinata tensione estetica.

La zona lounge è collocata nelle aree più soleggiate. Privato di qualsiasi colore superfluo, lo spazio assume un carattere sospeso, quasi atemporale, grazie a pareti bianche, pavimento in legno chiaro e arredi essenziali. Il soffitto lasciato a vista conserva un accento industriale, mentre le sfumature di blu inserite con misura nella palette donano profondità.

Ogni pezzo di design è selezionato per il suo valore simbolico e formale: dalla Panton Chair alla Swan Chair di Arne Jacobsen fino alla Groovy di Pierre Paulin. L’invito rivolto ai visitatori, quindi, è quello di “scegliere la propria seduta preferita”, sottolineando il ruolo del design come mediatore tra spazio, gesto e comportamento umano.

Anche la luce è trattata come materia viva. Durante il giorno, filtra dalle grandi finestre e dalle tende semitrasparenti, trasformando continuamente la percezione dello spazio. Di sera, l’illuminazione di Isamu Noguchi con il suo lampadario Akari introduce un tono intimo e raccolto, restituendo alla materia la sua dimensione contemplativa.