Moroni Architettura trasforma un ex magazzino in uno studio dove intonaco grezzo, pietra, ferro e legno definiscono un ambiente essenziale
A Sondrio, Moroni Architettura trasforma un vecchio ripostiglio in un nuovo studio di architettura attraverso un intervento che sceglie di non cancellare le tracce del passato, ma di renderle parte integrante dello spazio. Raw Studio nasce infatti come un esercizio di sperimentazione e rigenerazione, fondato sulla volontà di lavorare direttamente con la materia e di lasciare emergere le diverse fasi che hanno costruito l’ambiente. Pietra, intonaco grezzo, legno e ferro definiscono così un interno essenziale.
L’intonaco rimane volutamente grezzo e conserva le tracce delle opere impiantistiche, i raccordi, le incisioni per il passaggio dei cavi e le cicatrici lasciate dagli interventi passati. Questa impostazione riflette la ricerca di Moroni Architettura, che considera il recupero dell’esistente un’occasione per restituire nuova energia a strutture segnate dal tempo. “L’architettura dovrebbe essere percepita prima ancora di essere disegnata”, spiegano dallo studio, sottolineando un approccio sensoriale nel quale la scelta dei materiali nasce dall’esplorazione tattile ed emotiva.
Il dialogo tra passato e contemporaneità trova una sintesi particolarmente evidente sulla parete di fondo. Una netta diagonale nera ridefinisce i volumi e separa la superficie materica e vissuta da un guscio più scuro e raccolto. Al centro compare una grande porta monumentale in legno massiccio d’epoca, il cui carattere vissuto contrasta con la precisione geometrica dell’intervento contemporaneo. La porta diventa così un elemento funzionale ma anche una presenza scultorea, capace di mettere in relazione tempi e linguaggi differenti.
La stessa attenzione alla materia guida la progettazione degli arredi. I blocchi forati in calcestruzzo, elementi tipici dell’edilizia pesante, vengono ricomposti a secco per costruire sedute geometriche e piani d’appoggio lungo le aperture. Il materiale non cambia identità: lo studio lo sottrae semplicemente alla sua funzione strutturale e gli assegna un nuovo ruolo all’interno dello spazio. Il grande tavolo per le riunioni segue la stessa logica. Progettato e realizzato su disegno dello studio, presenta una struttura monolitica in ferro con la finitura industriale della lamiera piegata.
Anche la rete elettrosaldata, normalmente nascosta all’interno del calcestruzzo, trova una nuova funzione. Lasciata ossidare naturalmente, diventa una griglia espositiva per plastici, mappe e disegni. Il passaggio da armatura a supporto non richiede trasformazioni complesse: la rete conserva la propria identità e, proprio attraverso il nuovo utilizzo, rende visibile la funzione strutturale per la quale nasce.
In questo ambiente dal rigore quasi monastico, alcuni accenti introducono una dimensione più calda e personale. Il rosso acceso del radiatore verticale dialoga con i tessuti della panca, mentre tronchi di legno utilizzati come sedute, una moto d’epoca e grafiche d’autore aggiungono elementi narrativi senza interrompere la continuità della palette industriale.